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Venerdì, 10 ottobre 2003 |
Al lavoro da una vita. Ho deciso di chiudere Vita da disoccupato, lo spazio del blog inagurato il giorno dopo la fine della mia avventura professionale ad Esperya. Lo so, l'ho curato meno degli altri spazi del blog, gli ho voluto pure meno bene, forse perché la disoccupazione non è mai riuscita ad assillarmi davvero... Ho cercato lavoro, sempre con un po' d'indolenza perché le energie, quelle vere, le stavo usando a scrivere, a scoprire il mondo, a mangiare, a bere, a leggere, a sognare, ad andare a pesca, a cercare funghi, a incontrare persone, a portare i miei figli a spasso lungo la banchina del porto... A vivere per raccontarla, per rubare la felice espressione di Gabriel Garcia Marquez.
Poi un pezzo al giorno, quasi per caso, poco alla volta, sono arrivati i lavori, anzi i lavoretti: una collaborazione qui, una rubrica là, un po' di supervisione editoriale, qualche articolo sparso in giro tra la pesca, il buon vino, i piaceri della tavola, le questioni sociali...
Piano piano mi sono accorto che stavo facendo sempre più cose, che alla fine del mese cominciava a costrursi uno stipendio e che non avevo più bisogno di cercare lavoro: l'avevo già. E pure sufficientemente remunerativo per non preoccuparmi di come campare. Tanto più che ho imparato a vivere, bene, davvero con poco. Così la vita da disoccupato è finita da sola ed è cominciata la vita lavorativa normale, quella quotidiana, fatta di pensieri, di cose da fare, di giornali e riviste sulle quali scrivo, di luoghi, soprattutto Milano, nei quali mi sposto per lavorare. Mi porta via tempo ed energie, come a tutti, ma non mi uccide e, soprattutto, mi lascia il tempo per fare (e scrivere...) le cose che mi interessano. Sono un uomo fortunato.
2:50:34 PM
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Giovedì, 26 giugno 2003 |
Lavorare stanca. In un angolo con scrivania e libreria ai piedi del letto, seduto sullo sgabello ergonomico, sprofondato nello schermo dell'elaboratore portatile, rinfrescato da un ventilatore da scrivania (così c'è scritto sulla confezione), nudo quasi come mamma mi ha fatto, circondato da telefono fisso e cellulare, sto lavorando alacremente alla prossima edizione di una pubblicazione gastronomica. Tempi di consegna previsti: 27 luglio. Sfoglio, scartabello, scrivo, tiro fuori appunti vari, telefono e in fondo mi diverto anche (ma questo, per favore, non ditelo all'editore;-). Nel tempo libero sto scrivendo una storia (pomposamente si potrebbe dire un romanzo) e sto cercando qualcosa da fare nei prossimi mesi. L'unico inconveniente di una vita lavorativa precaria è che devi passare del gran tempo a trovare qualcosa da fare *dopo* che avrai finito quello che stai facendo. Questo sì che è un lavoro, un lavoro che stanca.
7:45:19 PM
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Martedì, 10 giugno 2003 |
Scribacchino di trote e storioni. Porto a casa un'altra collaborazione (che si deve fa' per campare...). Ricomincio a scrivere di pesca sportiva. Lo faccio con la mia prima rivista: Pesca In.
12:49:25 PM
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Martedì, 25 marzo 2003 |
Reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza è un salario che viene corrisposto ai cittadini perché esistono e non perché lavorano. Eccolo il solito estremista, penserà qualcuno. Eccolo il solito farfallone che sogna le conquiste sociali in tempi di crisi, penseranno altri. Credo invece che sarebbe una buona idea anche per chi crede nel mercato e nella competizione ad ogni costo: con poca spesa si libererebbe di un sacco di competitori che preferiscono vivere con poco, consumare poco e preoccuparsi di altro anziché di lavorare. Mi spiego. Io detesto competere e non mi piace lavorare per guadagnare, ma se le mie condizioni di vita mi impongono di farlo, allora competo. E siccome - modestia a parte - sono bravo, mi faccio spazio a spese di altri ai quali questo può dare fastidio. Altri che magari ai guadagni e alla carriera ci tengono. Bene, liberatevi di me con un piccolo salario che mi permetta di campare e proseguite in pace le vostre competizioni, la vostra crescita, la vostra corsa verso il successo. La condizione perché il reddito di cittadinanza funzioni è, ovviamente, che chi lo percepisce non faccia il furbo, magari lavorando in nero.
8:30:54 AM
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Lunedì, 17 marzo 2003 |
Quasi il lavoro dei miei sogni. Oggi ho trovato un annuncio di lavoro per il quale avrei voluto avere i requisiti: Adetto riparazione trenini/creazione di prototipi junior. A me i trenini elettrici piacciono tanto, ma non possiedo "precisione ed sperienza anche minima maturata in laboratorio di assistenza/ riparazione" e soprattutto non ho alcuna "predisposizione ai lavori manuali" (per cambiare una lampadina chiamo l'elettricista...).
Il contratto offerto è di assunzione a tempo indeterminato, la sede di lavoro Brescia. Chi fosse interessato e un po' più pratico di me può mandare il curriculum a: info@spacework.it.
P.s.: la foto l'ho presa dal sito della rivista Tutto Treno Modellismo.
2:48:57 PM
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Martedì, 4 febbraio 2003 |
Morale Selvaggia. Grazie a Massimo Bernardi ho scoperto Selvaggia Lucarelli, quella nella foto, e ho scoperto soprattutto che io e Selvaggia abbiamo lo stesso senso della morale. Lei infatti scrive nei suoi banner "Aiutami a preservare la mia moralità! Mantienimi!" Io approvo e mi associo: preservate anche la mia moralità e quella dei miei bambini, please. Si accettano contanti, assegni, cambiali, carte di credito, incarichi pubblici, posti alla Rai, consulenze a enti inutili possibilmente quasi dismessi, valute improbabili e derrate alimentari di qualità.
4:57:56 PM
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Domenica, 2 febbraio 2003 |
Scabrosa questione. Mi contatta un editore con cui ho lavorato a lungo, mi lusinga con complimenti pronunciati in punta di violino, mi propone di prendere il posto di un amico che fa il direttore di una rivista e probabilmente dorme sogni tranquilli ignaro di cosa accade alle sue spalle.
Poi, in nome di una mia presunta capacità manageriale (manageriale io? Forse mi confonde con altri...), mi propone pure di prendere in gestione l'intera rivista ("Ma non avevi un service editoriale?", sì, l'avevo, si chiama Anteprima Comunicazione, per fortuna non ce l'ho più) facendo le scarpe a un paio di colleghi assunti presso la casa editrice.
Io ovviamente mi rifiuto e, altrettanto ovviamente, mi sento una specie di eroe del mondo del lavoro, uno che si sacrifica per gli amici, che non farebbe mai le scarpe (e nemmeno le calze...) a qualcuno.
"Coglione, sei un vero coglione...", mi spiega un amico/collega di Milano (e a Milano, ragazzi, sanno sempre come va il mondo...). "Dovevi accettare - incalza - soprattutto se hai a cuore chi lavora lì. Se prendo tu in mano la rivista puoi comunque coivolgerli e farli lavorare con te. Altrimenti, se hanno deciso di farli fuori, li fanno fuori comunque..."
Comunque, ma non col mio nome, non con la mia firma. Sono un coglione, forse è vero, ma, spero, un coglione perbene.
10:37:18 PM
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Giovedì, 16 gennaio 2003 |
Il paradosso della flessibilità. Sono un po' assente dal blog anche perché mi sto ingegnando per cominciare a portare a casa qualche soldo. Sto cercando dei lavori. Come ho scritto più volte roba a termine, precaria, collaborazioni, lezioni, un po' di manovalanza della penna e della parola. Anche cose faticose - non ho paura del lavoro, se mi piace - ma rigorosamente a termine. Mi soffoca l'idea di imbarcarmi in un lavoro "vero" con uno stipendio continuativo e, soprattutto, con delle responsabilità continuative. Voglio affrontare il futuro da precario.
Cappero!, mi dico, ma quanti ce n'è in giro di lavoratori flessibili come me? Pochi, da quel che sento. Ne consegue che dovrei essere appetibilissimo, il sogno di tutti gli imprenditori, degli editori, dei padroni (eccheccavolo usiamola ogni tanto questa parola desueta nella forma ma non certo nel contenuto). Invece no, da precario collaboratore flessibile non mi vuole nessuno, non trovo niente di interessante. In compenso negli ultimi tre mesi ho ricevuto due proposte di direzione di altrettante riviste di settore, tre proposte da capo ufficio stampa di strutture di un certo peso (due private una pubblica) più una decina di posti in uffici stampa di vario genere, una proposta di dirigere una struttura socio culturale, una proposta da direttore di un'agenzia di comunicazione, una proposta di lavoro come redattore in una televisione e un'altra in un quotidiano. Insomma, non posso proprio lamentarmi (anzi, sono ben gratificato dalla considerazione di cui godo), ma del mio lato flessibile pare non importi nulla a nessuno...
11:08:04 AM
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Martedì, 7 gennaio 2003 |
Nidil Magazine. Via, in rete c'è un nuovo angolo da visitare di tanto in tanto: Nidil Magazine, il giornale on line di Nidil - Cgil, la parte che mi è più simpatica del più grande sindacato italiano, quella che si occupa di lavoratori atipici e non garantiti.
3:01:17 PM
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Domenica, 5 gennaio 2003 |
L'inutilità del lavoro. Solo uno snob capace di dissertare di tutto come Oscar Wilde poteva partorire un aforisma del genere: "il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno di meglio da fare". Credo che faccia il paio con chi rivendica il diritto ad un lavoro, simbolo di dignità produttiva.
Io faccio parte dei "costretti a lavorare" (quelli occidentali, altrove ci sono gli schiavi ed è assai peggio), ma ho veramente tanto di meglio da fare. Da martedì bisogna che mi cerchi con un po' più di determinazione qualche nuova forma di reddito.
11:14:51 AM
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© Copyright 2003 Michele Marziani.
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