Updated: 02-09-2003; 13:01:25.
Pesca e pesci
Appunti di un pescatore impenitente che mescola volentieri la pesca con la vita.
        

Martedì, 2 settembre 2003

La grigia del Toce. A Villadossola, sul torrente Ovesca, la Fipsas ha aperto un tratto di fiume dedicato alla pesca facilitata, ovvero butta ogni due settimane trote e salmerini adulti per pescatori che non vogliono faticare o semplicemente delusi. Direi la gran parte degli appassionati visto che a pescare si vede gente quasi solo lì. Questa per me è stata una gran fortuna perché altrove, nei fiumi ossolani, non si trovava anima viva e mi sono passato sette indimenticabili albe sul Toce, nell'unico tratto che in questo anno siccitoso e devastato dai prelievi idroelettrici, portava acqua limpida e abbondante, proprio alla confluenza del torrente Ovesca ormai non più facilitato.
Sabato mattina, il 30 agosto, mi trovo sul fiume gonfio delle piogge della sera prima e, contrariamente agli altri giorni, non si prende niente. Acqua perfetta, luce perfetta, nessuno in giro, nemmeno le trote. E io a dannarmi a pescare bene, facendo girare il cucchiaino rotante - un bel Martin da 9 gr - nell'acqua diventata più alta e profonda. Risultato: un paio di trotelle di scarsa taglia. Poi davanti ad una massicciata lancio lungo, lunghissimo, sotto al masso più grande, quello che deve nascondere il pesce più grosso e comincio a recuperare, piano, poi meno piano, a lungo, riportando il cucchiaino a riva mogio, mogio. Però, però... passando davanti a un sasso, a due metri da riva, nell'acqua bassa, esce come un razzo una trota che sembra un barracuda e azzanna l'esca... Che sudata portare a riva questo pescione, questa marmorata, questa grigia del Toce che in attimo mi insegna a non fidarmi delle apparenze: non sotto il sasso più grosso stava, ma a due passi da me... Ce l'ho in mano dopo averla fatta scivolare sulla sponda, la guardo, la stringo felice per sbatterle la testa contro un sasso e chiudere la partita, poi la riguardo, è dura diventare così grosse nel Toce, continuo a stringere ma la porto all'acqua, la tengo forte sopra la coda, lei è intontita, uso le spanne per misurarla, due spanne da ventidue centimetri, le mie, e resta fuori tutta la coda, lunga e grande, diciamo circa cinquanta centimetri, potrei, volendo, anche dire di più. Non la annocco, non ho la macchina fotografica, non posso dimostrare che l'ho presa... Dimostrare a chi? A me che ce l'ho davanti dopo anni che la inseguo? Chissenefrega, lascio la presa, s'inabissa piano, solenne, si ferma, riprende fiato e forza, faccio un movimento, uno solo e schizza via come un fulmine. Andata. Per ucciderla ci voleva un coraggio che non ho. E io sono felice di non averlo. Ho concluso così le mie pescate ossolane, mi sono divertito, faccio i conti: in nove uscite ho preso sul Toce e sull'Ovesca, 38 trote marmorate e ibridi di varia misura compreso il colosso, 2 grasse trote iridee, 4 trote fario discrete, 4 salmerini belli grossi e panciuti e una trota lacustre risalita dal lago Maggiore. In totale fa 49 pesci. A casa, per pranzo e per cena, ne ho portati 8, tutti quelli che non erano nati e cresciuti nel fiume.

P.s.: le trote nell'Ossola venivano chiamate con il colore dominante del manto. Così la trota di torrente era la nera, la lacustre di risalita dal lago Maggiore era la bianca e la regina del Toce, la marmorata, era - ed è ancora oggi - la grigia.


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