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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Negli ultimi mesi sto ricevendo un numero sempre crescente di proposte di blog marketing: soldi in cambio di link che indirizzino ad aziende di vario genere. Credo che la libertà di scrivere non abbia prezzo: tutto quello che leggete, tutti i link che ci sono su questo sito non li paga nessuno, li metto io, li scelgo io, come piacciono a me. La pubblicità, se qualcuno ha voglia di farla, è benvenuta ma sta negli appositi spazi.
Pensavo finalmente concluso il mio rapporto con H3G. Disdetto il contratto, pagati 100 euro di penale per averlo disdetto e restituita la chiavetta nel solito negozio 3 di piazza Ferrari a Rimini, quello dove questa storia è iniziata. Invece no, mi trovo addebitati sulla carta di credito 200 euro per non aver restituito la chiavetta. Ho pensato: un errore. Ho mandato un fax ad H3G, ho spedito pure la ricevuta della restituzione dell'oggetto. Immaginavo: mi rimanderanno i soldi, mi chiederanno scusa... Col cavolo, silenzio assoluto e addebito confermato. Ora la procedura sarebbe, come mi hanno spiegato tutti, di ricorrere al Corecom, ovvero perdere tempo a compilare un formulario, spedirlo via fax, aspettare che fissino un udienza e andare fino a Bologna. Insomma, uno che ha palesemente ragione, senza dubbio ragione, che è incappato (forse?) in un disguido, deve fare una trafila da burocrazia sovietica. Niente detesto più della burocrazia, quindi resterò nella mia condizione: derubato da H3G. Nella mia economia 200 euro sono un sacco di soldi, ma il non avere a che fare con apparati e sistemi ha un valore molto più alto. Se il libero mercato non fosse una favola, una compagnia telefonica che si comporta così sarebbe destinata alla catastrofe e con i suoi manager, giustamente disoccupati, ci si potrebbe incontrare in qualche strada di periferia, magari imbastire una cena con gli avanzi raccolti in un bidone della spazzatura. E insieme ridere dei mezzucci con cui, quando erano manager, turlupinava i fessi che capitavano ignari tra i loro clienti. Invece viviamo in un mondo dove il mercato non è un luogo, ma una foglia di fico dietro alla quale nascondere poteri e soprusi, anche quelli minuscoli, ma non per questo meno fastidiosi.
Oggi navigo, bene, con Wind e telefono con Vodafone ed entrambe mi sembrano compagnie assai più serie.
Che paese cialtrone, persino le compagnie telefoniche ci si mettono a prendere in giro la gente. Tutto comincia il 15 gennaio, vedo la pubblicità del servizio Tre Time Large dell'operatore H3G o 3 che dir si voglia. Trecento ore di navigazione a 19 euro al mese. Fa per me che non ho adsl, non ho linea telefonica e uso Internet anche quando sono in giro. Perfetto. Verifico sul sito: Rimini è coperta. Vado al punto vendita 3 di piazza Ferrari, sempre a Rimini, e chiedo conferma della copertura, specificando dove abito. Copertissimo, mi dicono. Mi abbono, installo la chiavetta che mi danno in comodato, ma del segnale di 3 nemmeno l'ombra, se non nel bagno, ma navigare per 300 ore al mese nel bagno è assai scomodo. Sono invece ben presenti Wind (che utilizzo normalmente), Tim e Vodafone con i quali la chiavetta di 3 mi propone, all'atto del collegamento, il roaming, che naturalmente si paga a parte. Così nel pomeriggio dello stesso giorno torno nel negozio di 3 per restituire chiavetta e contratto. Lì mi dicono che il "recesso non è possibile". Come? Sono condannato a navigare dal bagno? Mi consigliano di mandare un fax al servizio clienti. Io che sono antico, il 18 gennaio, mando invece una raccomandata ad H3G per recedere dalla loro connessione che a casa mia non funziona. Da notare che vivo a cinque minuti a piedi dal centro, dalla stazione e dal mare, non in zone deserte e periferiche. Circa un mese dopo mi telefona un'operatrice di H3G. Sto parlando di un libro con un editore, le chiedo se può richiamarmi in un altro momento. Non richiama più, però il 26 febbraio mi scrive una mail tale Francesca, dicendo che siccome non è riuscita a parlarmi al telefono prende atto del recesso e, bontà sua, mi scollegherà il 26 marzo. Nel frattempo, non solo la chiavetta se n'è stata quieta nella sua scatoletta, ma ho provato un paio di volte a riportarla al negozio dove mi dicono che non la vogliono finché non è disattivata. Quindi, non uso un solo minuto di connessione perché ho mandato il recesso del contratto, ma in compenso mi risucchiamo sessanta e rotti euro dalla carta di credito per il primo bimestre d'abbonamento più altre frattaglie come i bolli sul contratto. Vado da un amico avvocato, che allarga le braccia: certo, la legge è dalla nostra, ma il percorso è complesso, lungo e tortuoso, pieno di tentativi di conciliazione cavillanti e obbligatori che ti impediscono di far causa subito. Tempo preventivato per avere ragione e rivedere i tuoi soldi: due anni e mezzo. Ovviamente alla H3G lo sanno benissimo e se ne fregano. Il tempo e la burocrazia giocano a loro favore. Questo è un esempio piccolo piccolo di terziario avanzato.
Mi serve un sito professionale? Con il curriculum bello e le foto patinate? Ho ragionato molto intorno alle tante risposte che mi sono arrivate, sia qui, sia privatamente. E ho deciso che questo sito va bene così, come un brogliaccio di appunti. Certo, cercherò di tenere tutto un po' più in ordine (grazie a Elisa del consiglio) e sono disponibile anche a cambiare abito o copertina se qualcuno verrà un giorno presentandomi l'idea di un vestito migliore, ma gli appunti no, non si cambiano, restano sparsi. Grazie a tutti per avermi dato una mano.
Amici e lettori sono i miei unici consulenti. D'altra parte non può essere altrimenti per chi decide che non esiste divisione tra la vita e il lavoro. Io lavoro sempre, oppure mai, dipende dai punti di vista.
Ecco, adesso avrei bisogno di un'opinione, potete lasciarla qui sotto, nei commenti, o mandarmela via mail: michele@michelemarziani.org
La questione è semplice: dovrei avere un sito istituzionale, serio, ben fatto, presentabile, dove si dice quello che faccio da affiancare a questo che è un brogliaccio di appunti?
Alcuni amici mi dicono di sì, mi spingono, mi dicono che devo essere più "professionale" che gioverebbe alla mia immagine. Altri dicono di no, che tutto sommato non serve, che vado bene così, come si legge in queste pagine.
Onestamente io non lo so, perché a vedere quanto la gente si prende sul serio sui siti "ufficiali" non ce la faccio proprio a trattenere un mezzo sorriso, al tempo stesso, mi dico che se il mondo vuole un po' di fuochi d'artificio, magari belli da vedere, perché devo insistere testardamente a non darglieli?
Non ho risposte, per questo attendo consigli, idee, suggerimenti, accidenti anche, se occorrono. Grazie.
Sul treno la luce colpisce di taglio la pagina di Bianco, il romanzo appena uscito di Marco Missiroli. Ripiego i giornali, sull'Almanacco dei libri di Repubblica leggo il titolo dell'ennesimo libro sulle nuove tecnologie: Facebook, domani smetto. Allora mi sono ricordato di certi pomeriggi da ragazzo, con l'odore della carta che usciva forte dalle pagine di Corto Maltese e dai libri di avventure, Giulio Verne ed Emilio Salgari. E anche lì la luce era di taglio. Oggi la vita, almeno la mia, è cadenzata, dal tempo elettronico. Ecco, io non ho niente contro Facebook, lunga vita!, e so anche che pure mi converrebbe perché per uno che campa dei libri che vende forse è meglio avere una certa visibilità. Ma io vorrei giocare altrove col tempo, con la mia vita, con la parola amici: ne ho pochi, ma veri, non 1499 spesso ignoti. Così ho spinto il pulsante: cancella account. Facebook mi ha chiesto di non farlo, mi ha fatto vedere i volti degli amici che avrebbero sofferto. Fa effetto il marketing degli affetti, sono rimasto titubante per un attimo. Poi ho spinto il pulsante e sono uscito. Via da Facebook. Solo le 15,38, il treno entra alla stazione di Bologna.
Da oggi per due settimane mi fa compagnia iLiad. Lo guardo curioso, gli giro intorno con diffidenza, lo soppeso, cerco di capire se morde...
Difendo i libri dall'assalto digitale perché li amo, non solo per quello che dicono, ma per il loro valore di oggetti che accompagnano la vita di ognuno di noi. Devo dire però che sui libri scolastici questa volta Antonio Tombolini ha ragioni da vendere (anche nel senso che onestamente le vende, è il suo mestiere). Leggetelo qui.
A me l'oggetto è piaciuto subito, appena ci siamo conosciuti in un bar di Milano vicino a San Marco. Antonio Tombolini vecchia lenza l'ha appoggiato sul tavolino con noncuranza. Ma io ho curato subito con l'occhio e ho capito che non era il solito gadget informatico o un mezzo computer adatto al massimo ad arricchire l'oculista. Io non leggerei mai un libro così, su un coso elettronico, anche se è bello come iLiad. Ma ci potrei fare un ciclo di studi, o consultarci un'enciclopedia, un codice, una raccolta di leggi e decreti. Non credo insomma che iLiad o chi per lui possa sostituire un oggetto di piacere e di conforto come un libro, fosse solo perché io di carta e inchiostro mastico gli angoli e sniffo gli odori. vi siete accorti, per inciso, che non c'è più la carta buona e intensa dei rotocalchi anni Settanta? Eppure con afrori nuovi e più legger nuovi la carta resta insostituibile al naso, al mio almeno. Però iLiad può fare le veci dei libri inutili, quelli che pesano tanto e non sono belli ma solo ingombranti e che vanno aggiornati spesso: i codici, i prontuari, i libri di scuola. Ecco, un aggeggio così al posto della cartella sarebbe un miracolo, un benefit per le schiene adolescenziali. Ma, via, a pensarci bene lo si può immaginare anche per andare in giro e leggiucchiare. Forse il libro elettronico dovrebbe essere venduto assieme a quello di carta, prezzo unico, due formati. Credo che questa possa essere una strada. Tante altre senz'altro ce ne sono. Penso, immagino, visti gli organizzatori, che anche di questo si parlerà al BookCamp di Rimini dell'11 luglio.
P.s.: quando in redazione (già, ho fatto anche il cronista nella vita) portarono il computer, io dissi che non l'avrei usato mai e giurai fedeltà eterna alla mia Lettera32. Promessa da marinaio, al primo copia e incolla l'ho tradita. Neppure so dove riposa.
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20/06/2013 @ 3.06.40
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