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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Merci Beaucoup! Michel Butor si alza in piedi, ringrazia e riceve uno scroscio di applausi nella sala della provincia di Pordenone gremita di appassionati arrivati in occasione di Pordenonelegge. Niente fronzoli, niente chiusure, risponde alle domande e poi... grazie a tutti. C'è da fare, da andare avanti, da partire a gennaio per l'India che assieme alla Cina rappresenta i grandi cambiamenti in corso. Quali cambiamenti? Lavoriamo in un tempo molto oscuro. Oscuro per tutti. Noi speriamo di portare un po' di luce. I miei testi sono delle domande. Aspetto delle risposte e nel tempo vedo che le risposte arrivano. Giungono a Lucinges, le risposte, in Alta Savoia, dove Butor vive e lavora, a lato, ai margini, in silenzio. La grandezza non ha bisogno di riflettori. Se chiedete a quest'uomo se conosce l'Africa vi risponde no, che lui è stato solo nei paesi del Maghreb, ha insegnato in Egitto, è stato in Zimbawe, in Burkina Faso, in Etiopia... Troppo poco, mai abbastanza. Della Cina pure non sa quasi niente, c'è stato solo tre volte... Non si fa mai avanti, non ostenta nulla, non rivendica un posto al sole, risponde alle domande e sorride, saluta, si siede, firma le dediche alle decine di persone arrivate con libri vecchi, introvabili, tirati fuori dagli scaffali della memoria. Lui chiede come ti chiami, prima il nome, poi il cognome. Oggi, 24 settembre, Michel Butor è a Belluno, domani, 25 settembre, a Trento, all'Università. Poi torna in Francia.
Noi ci siamo salutati ieri. Lui e la moglie Marie-Jo hanno proseguito col fotografo Daniele Ferroni (quello che usa solo la pellicola e lascia questo blog privo di foto) e a due curatori del viaggio con Butor: Flaminio Balestra e Massimo Balestra. L'altro curatore, Isabella Bordoni, ha lasciato la carovana già da qualche giorno: è impegnata, come artista, a Parugia, nel progetto Diverse Nature.
Dopo aver salutato Michel Butor sono tornato da Pordenone a Rimini con il treno, con i regionali, cambiando a Mestre e a Bologna. Più di cinque ore di viaggio, in vagoni caldi e pieni di mondi che si incrociano sui treni, che si spostano insieme e difficilmente si incontrano. È il brusio del mondo, quello di cui parla Butor. Rimarrà parecchio di questo viaggio in chi l'ha fatto, resteranno i particolari, anche quelli piccoli, infinitesimali, resterà la potenza della convivialità a tavola, delle curiosità mai sopita, della grandezza delle scoperte, delle parole, che valgono se dette nella lingua in cui sono state "cucinate", non nelle traduzioni:Travailler dans les frontières du livre, expérimenter les métissages pour creuser une utopie; car c’est par l’utopie que le discours produit sa vérité.
Cinque ore di pensieri, letture (La valigia di mio padre di Orhan Pamuk; La masseria delle allodole di Antonia Arslan), la consapevolezza che un incontro così, come quello con Michel Butor, una frequentazione di tanti giorni, è capace di modificare molto. Già, La modificazione, il libro simbolo di Butor. Arrivederci allora, au revoir à bientôt.
Post scriptum e errata corrige (tanto per abusare del latino): La geografia della stanchezza a volte fa brutti scherzi che, nel caso specifico, diventano simpatico paradosso. Per una serie di curiosi qui pro quo chi ha intervistato sabato Butor non era un giornalista del Manifesto, ma Francesco Borgonuovo di Libero. Così chi ieri, domenica, ha comprato Libero ha letto di Butor in un articolo che parte da Baudelarie. Chi, tratto in inganno da questo blog, ha acquistato il Manifesto spero si sia consolato con l'intervento di Nichi Vendola sui lavavetri: finalmente una boccata d'intelligenza su un problema grottesco.
Eccoci a Pordenonelegge, in mezzo a una nutrita schiera di giovani lettori che affollano il centro, pronti per l'incontro/intervista di Andrea Cortellessa a Michel Butor. Veniamo dalle campagne reggiane, dalla cena di ieri sera sulla motonave Stradivari dove capitan Giuliano Landini ha tentato di deliziarci con i buoni piatti a base di pesce di fiume che avevo incontrato durante il mio viaggio sul Po. Ma ieri era venerdì di festeggiamenti sulla motonave, con cori campagnoli in crescendo da stadio e tantissimi coperti da riempire. E in Italia chi sa tenere alti, insieme, il livello della cucina e i posti a tavola, sono davvero in pochi. Non abbiamo mangiato male, per niente, c'è uno stile fluviale in cucina e si sente. Però il caos della gioventù cantante che capitan Landini non poteva prevedere sarebbe stato letale per qualunque cena. Siamo sbarcati prima che la nave salpasse per una notte di danze sul fiume. Come dire, non abbiamo l'età. E così abbiamo dormito, molto bene, nell'hotel Sporting di Campagnola Emilia. Non prima di esserci bevuti, io e i mai abbastanza citati curatori Flaminio Balestra e Massimo Balestra (l'altro curatore, Isabella Bordoni, era partita), una corroborante birra artigianale in una giovanile osteria di campagna discutendo di Gadda, di Pavese, di Lajolo, di Pizzuto e scoprendo che uno che vanta 120 distillati in cantina non tiene al banco del bar una bottiglia di Fernet Branca. Misteri della provincia. Intanto, sempre nella serata di ieri, Michel Butor è stato intervistato dal bravissimo Enrico Chierici per la Gazzetta di Parma. Domande sul rapporto tra cibo e letteratura. Rapporto stretto, strettissimo, perché scrivere un libro, dice Butor, è come cucinare un piatto. Con tutto quel che ne consegue in fatto di materie prime, conoscenze, alchimie, ingredienti da mettere in gioco. L'intervista è stata anche un'occasione per trarre le conclusioni del viaggio goloso: in Italia ci sono molti buoni ristoranti nella provincia, in Francia più facilmente nelle città. E il vino? Dice Butor: ho scoperto che in Italia ci sono tantissimi vini molto diversi tra loro. Ho avuto l'impressione che oggi ci sia una grande passione e attenzione a produrre il vino... e io ne approfitto. E noi con lui.
Domani, domenica 23 settembre, esce sul Manifesto un articolo su Michel Butor (il giornalista sta scrivendo accanto a me nel microscopico e caldissimo ufficio stampa di Pordenonelegge) si parte per Belluno dove si inaugura la mostra Michel Butor tra libri e manoscritti.
Flaminio Balestra, Mimmo per gli amici, Massimo Balestra e Isabella Bordoni sono i curatori del viaggio con Michel Butor. Dicono che non parlo abbastanza di loro sul blog e quindi lo faccio: questo viaggio esiste perché loro tre si sono sobbarcati un discreto fardello sulle spalle. Perché Mimmo cura la regia, Massimo fa gli onori di casa e Isabella trova soluzioni ai problemi, ma anche perché le soluzioni le trova Mimmo, gli onori li fa Isabella, la regia Massimo e poi ancora onori, regia, soluzioni a random. Insomma, a loro il plauso, la gloria e la fama, tutti assai meritati perché questo viaggio è veramente un evento speciale. Questo, però, è merito di Michel Butor.
Poi, oltre ai curatori ci sono i collaboratori, cioè quelli che ci hanno messo ognuno un pezzetto. Li cito ora, così anche questa è fatta: Andrea Cortellessa, Paolo Fabbri, Daniele Ferroni, Egidio Fiorin, Antonio Ria e Franco Togni. Poi ci sono i patrocinatori, sostenitori et similia che però sono enti, associazioni e altre cose impersonali non hanno nomi e cognomi e quindi possiamo dimenticarceli o guardarli direttamente sul programma del viaggio che si trova qui. Ancora ci sono gli amici. Amici, sì, perché Michel Butor del suo lavoro dice: Ho scritto libri perché gli amici si ritrovino, e i nemici si perdano. Se poi, perdendosi, i nemici trovano qualcosa per cui si trasformano in amici, tanto meglio.
E gli amici sono davvero tanti, quelli che stanno partecipando e seguendo il viaggio, quelli che sono venuto da molto lontano, persino da Parigi per questo omaggio dell'Italia a Butor, i ristoratori che ci stanno seguendo nelle cene d'autore con una passione incredibile, gli amici che arrivano solo per salutare o proprio per lavorare come la musicista belga Elise Simoens che ieri sera al teatro Petrella di Longiano ha curato la regia del suono delle musiche di Henri Pousseur in Voix et vues planétaires con Michel Butor che leggeva i propri testi in uno spettacolo di suoni e parole e immagini capace di condurre in luoghi geografici immaginari, ma così pulsanti da essere vivi, prima ancora che veri.
Oggi, 19 settembre, il viaggio di Butor, prosegue al Mar, museo d'arte di Ravenna, dove alle 17,00 parteciperà a una conversazione sull'arte. Domani, 20 settembre, invece sarà a Bologna ad Artelibro, il festival del libro d'arte e, alle 18,00, alla mostra dedicata al rapporto tra Butor e l'artista francese Pierre Leloup (nella foto una delle opere esposte). Io invece abbandono Butor fino a venerdì, ho altri pezzi d'Italia da girare. Lo ritroverò alla cena organizzata dall'amico Andrea Bezzecchi e dal comandante Giuliano Landini sulla motonave Stradivari, in navigazione lungo il Po.
Sono frammenti di mondo quelli che si sono incontrati ieri sera al ristorante il Povero Diavolo, sotto alla rupe di Torriana (Rimini), in una serata con la luna che sembrava dipinta. Michel Butor da solo è un mondo, quello che sto raccontando in questi giorni sul blog, ed è anche un secolo, quello appena trascorso. Trovi tracce di Butor in ogni angolo letterario della seconda metà del Novecento, più scavi, più cerchi, più lui c'è almeno passato. Il Povero Diavolo, inteso come Fausto Fratti e Stefania Arlotti è, sono, un altro mondo, quello della buona gastronomia e della grande ospitalità inseguita con testardaggine senza pari, sin dall'apertura del locale nel 1990. Non sempre è stata una cucina da amare, quella che si è mangiata tra queste mura, ma la loro storia sì, perché è storia di convinzione e resistenza. Desiderio di migliorarsi sempre. E ieri sera hanno mostrato un nuovo modo di intendere cucina e territorio. Complice Pier Giorgio Parini, chef giovane di mano sicura e di scuola importante: ha cucinato dall'impareggiabile Massimiliano Alajmo, ma non lo imita, come dice il critico Davide Paolini. Anche Pier Giorgio Parini è un mondo, di sapori e ricerca e raffinatezza.
Marie-Jo Butor, e noi con lei, sì è stupita della bontà del morbido di maiale con purea di mele e succo di melograno. Per non parlare delle quaglie scottate con uva cicoria e peperoncino e della pappa col pomodoro: quintessenza di semplicità, contraltare popolare ai sontuosi cappelletti asciutti al formaggio di fossa. C'era in tavola la Romagna più autentica. Che è un altro mondo. Poi c'era il pianeta vino: quello presente in tavola e quello presente al tavolo. In tavola due importanti bottiglie del forlivese Drei Donà: il Tornese 2005 e il Magnificat 1998. Un modo per onorare la presenza di Butor con il vino. Erano invece presenti davvero, nel senso che erano a cena con noi, Adriano Galli e Isabella Santarelli, viticultori, protagonisti di un importante recupero storico e territoriale attraverso il vino: ci aspettiamo grandi frutti.
Poi c'era l'amico e poeta Paolo Vachino, animatore del Mercoledì letterari di Santarcangelo di Romagna. Anche Vachino è un piccolo mondo a parte, protagonista di affascinanti provocazioni verso tutti i protagonisti della letteratura (non c'è appuntamento al quale partecipi nel quale non sfoderi domande, intelligenti e pertinenti, ma non sempre comode). Beh, davanti alla disponibilità, alla mitezza e, diciamolo, alla grandezza di Michel Butor per la prima volta l'ho visto silenzioso, zittito, contento, felice di aver ricevuto due dediche su altrettanti libri. Ancora, c'era la Fondazione Tito Balestra al gran completo: pochi chilometri di distanza, tanti eventi nei quali incontrare qualcuno anche a tavola, eppure con il Povero Diavolo non si conoscevano. A tavola c'erano anche la giovane musicista belga Elise Simoens che stasera, 18 settembre, alle ore 21,00, al teatro Petrella di Longiano curerà la regia del suono delle musiche di Henri Pousseur in Voix et vues planétaires (l'ingresso e libero) e l'artista e curatrice del viaggio di Butor Isabella Bordoni. Altri mondi appunto. Tutti insieme, all'insegna della cultura, compresa quella del cibo e del vino.
Domani, 19 settembre, Michel Butor sarà al Mar, museo d'arte di Ravenna, dove alle 17,00 parteciperà a una conversazione sull'arte.
Il prossimo appuntamento del viaggio goloso con Michel Butor, per chi volesse unirsi a noi, è il 21 settembre, alle 20,30, al porto fluviale di Boretto (Reggio Emilia) dove è attraccata la motonave Stradivari (nella foto) e dove ci attendo il comandante Giuliano Landini, campione mondiale di motonautica negli Ottanta e Novanta. Qui il menu seguirà i sapori del Grande Fiume: tortino di luccio in salsa con polenta, ravioli di pesce al sapore di fiume, risotto con anguilla affumicato (assaggiato durante il mio viaggio sul Po, indimenticabile) e trancio di persico alle erbe aromatiche. Immaginiamo scorrere in tavola fiumi di vini rossi e popolari con le bollicine: Lambrusco e Fortana, in primis.
Tra tutti questi mondi quello che latita è la tecnologia: ho qualche foto digitale della cena con Michel Butor al Povero Diavolo, niente di che solo per raccontarla, ma ho dimenticato in giro il cavo per scaricarle dalla macchina fotografica. Ci saranno altre occasioni per pubblicarle. Per ora mettiamo l'intero staff del ristorante davanti alla locanda, gli impareggiabili cappelletti e una delle immagini di repertorio (vi ricordate quando si diceva così?) di Daniele Ferroni.
Cene d'autore, abbiamo chiamato così gli incontri gastronomici con Michel Butor. Perché lui è autore di libri, mentre i ristoratori che hanno accettato la nostra provocazione, invitatelo a cena!, sono gli autori dei menu che presentano il territorio e i suoi prodotti. così ieri sera gli infaticabili, è il caso di dirlo, Michel e Marie Jo Butor al ristorante la Canonica di Casteldimezzo (Pesaro) si sono calati nelle ripide cantine dopo una giornata che li ha visti alle prese con le scale, tante, della Rocca malatestiana di Cesena. Veramente la curiosità per le cose del mondo e la joie de vivre non hanno età, come la cultura e la creatività. Parliamo anche di libri, di scrittura, di lavoro tra un piatto e un altro, ma è impossibile anche immaginare la grandezza della produzione di Butor che per ritrovarsi, nel senso di trovare i propri lavoro, utilizza un sistema d'archiviazione delle proprie opere: oltre 1.600 (sì, avete letto bene, milleseicento) libri, comprendendo anche le riedizioni, ma non le traduzioni. Ed è incredibile quanto poco noto sia da noi uno scrittore di tanta potenza produttiva, oltre che creativa. In Italia, l'ho già detto ma mi ripeto per stupore, ci sono una decina di libri tradotti, ma uno solo in commercio: La modificazione, riproposto da Fandango Libri nel 2006.
Ma torniamo agli altri autori, quelli del cibo, per dire che alla Canonica di Casteldimezzo, il giovane patròn Andrea Rignoli, il suo vice e sommelier Davide Marino e lo chef Stefano Bragina, sono riusciti a stupirci con piatti eleganti realizzati con pesci poveri, Butor è rimasto incantato dai wafer di triglie agostinelle (cioè giovani, di agosto) con pomodori confit e puré d'avocado. Non da meno i filetti di triglia di scoglio al testo con ristretto di carote e spezie su un letto di cous-cous o i saporitissimi passatelli alle canocchie e vongole. Sulle vongole è stato facile capirci, ma su le cigale de mer prima di arrivarci ho dovuto fare dei disegni.
Ad accompagnare una serata di grande cucina affacciata sull'Adriatico marchigiano l'incredibile metodo classico riserva 1998, spumante da uve Verdicchio dell'azienda Colonnara. L'ennesimo esempio che anche le cantine da tanti numeri sanno fare, se vogliono, meraviglie. Poi un'altra leccornia enologica lo Zahir 2006, vino prodotto nella zona di Matelica con uve Malvasia, Trebbiano e Passerina che Michel Butor ha annotato con grande scrupolo. Conclusione con la Rebola passita Torre del Poggio di San Giovanni in Marignano (Rimini, estremo sud della Romagna) anche in versione da santificazione, non in commercio, prodotta in botti di castagno non riempite interamente, alla toscana.
Stasera, 17 settembre, altra importante incontro con la cucina, questa volta della Romagna, nella splendida cornice di Torriana al ristorante Il Povero Diavolo (nella foto), una vera perla gastronomica incastonata in un paesino tra le rocce. Domani sera, 18 settembre, invece, un'altra perla, questa volta musicale ed artistica: Voix et vues planetaires, lettura-concerto con musiche di Henri Pousseur (ritratto nell'immagine qui sopra, di Hélène Pousseur) e regia del suono dal vivo di Elise Simoens, testi poetici letti da Michel Butor e proiezioni video. Alle ore 21,00, al Teatro Petrella di Longiano, sempre nel cuore della Romagna.
Sul domenicale del Sole24ore c'è oggi un bell'articolo di Carlo Ossola su Michel Butor e sul suo viaggio in Italia. Lì è il concentrato, anzi il distillato, il meglio, della giornata di ieri alla Fondazione Balestra di Longiano dove lo stesso Ossola, il semiologo Paolo Fabbri, Bruna Donatelli, Laura Barile, Giuseppina Benassati, tutti bravi e pure interessanti, ma in grado di formare un tavolo talmente denso che avrebbero portato chiunque sull'orlo di un'overdose di cultura. D'altra parte Longiano è paese piccolo ma talmente aperto alla cultura da avere un sindaco non solo primo cittadino ma "intellettuale e filosofo" (ipse dixit durante il saluto a Butor). Viva la modestia. Butor è passato indenne attraverso critici e accademici che si prodigavano ad aumentarne grandezza e brillantezza, lustro e importanza.
Di tutto cito, dall'intervento di Ossola, un passo del romanzo Passage à Milan (in italiano Passaggio a Milano, Mondadori, 1966, ovviamente introvabile): "bisogna sottoporsi all'opera collettiva, ma quale moltiplicazione, quale nuova efficacia nascerà da questa potatura! Diverrà necessario lasciare l'avvenire sempre aperto. Uniamoci con un giuramento di ottimismo". Utopico, dice Ossola, profetico viene da pensare guardando quest'uomo capace di incarnare la propria scrittura, di ascoltare fiumi di parole attorno alla propria opera continuando a pensarla un lavoro, il lavoro di una vita infinita. Aperta. Come i libri d'arte, i quadri, le poesie fuse con le fotografie di Maxime Godard. Ma che meraviglia, il bianco e nero storico, autentico, di Mario Dondero che in uno scatto solo, esposto nelle mostre all'interno della Fondazione Balestra, è capace di riassumere un moto letterario come il Nouveau Roman, ritraendone i protagonisti tra chiacchiere e impermeabili: Nathalie Sarraute, Alain Robbe-Grillet, Michel Butor e Claude Simon.
Dagli spalti del castello di Longiano si vede l'Adriatico, forse se ne sente il profumo, all'interno parte l'intervista pubblica di Antonio Ria, domande morbide e serrate, risposte precise e dolcissime e Carlo Ossola, col rossore degli studenti ad un esame importante a fare il traduttore improvvisato. Una danza attraverso la letteratura francese e l'arte del Novecento. "Oggi il nouveau roman appartiene alla storia della letteratura francese, ma credo abbia ancora molto da dire"
Ma lei oggi, all'età di 81 anni, cone vede il mondo?
"Difficile rispondere in una frase. Posso dire che lo vedo cambiare a grandissima velocità".
E il rapporto tra scrittura e pittura? Il lavoro assieme a diversi pittori? E quello tra la sua scrittura e la musica?
"Amo la pittura e in quello che scrivo traspare la nostalgia per la pittura. E nello scrivere ho il desiderio di far vedere le cose. Così come con la scrittura vorrei far sentire il brusio del mondo..." E così via con un ritmo incalzante ma leggero fino al buffet per la festa ufficiale di compleanno con tanto di torta gigante e vista sulle colline di Romagna.
Oggi, domenica 16 e domani, lunedì 17, non ci sono appuntamenti ufficiali se non quelli con la tavola. Stasera alla Canonica di Casteldimezzo (Pesaro) per un incontro con i frutti dell'Adriatico, domani sera al Povero Diavolo di Torriana (Rimini). Il Povero Diavolo ha preparato un menu che parla di Romagna e Montefeltro e lo fa a toni alti, visto che mai come in questo momento nel ristorante di Fausto Fratti e Stefania Arlotti si è mangiato così bene. Il motivo è nel giovane e bravissimo cuoco Pier Giorgio Parini. E nella passione di sempre. Nonché nella cultura gastronomica, davvero rara, del Povero Diavolo. Insomma, un incontro autentico tra culture.
La mostra fotografica di Marie-Jo Butor, la moglie di Michel, è una serie di immagini sospese, al soffitto, ma anche nel tempo, nello spazio di paesi lontani, Marocco, Etiopia, Egitto, New York e mura domestiche giapponesi. Colpiscono il colore, la quotidianità delle cose ritratte. Incredibilmente la semplicità di uno scatto da passeggiata si fa reportage. E con il commento scritto di Michel Butor diventa diario. Ecco, Escales visuelles, è un diario, per immagini e parole. Di due signori che hanno attraversato un secolo e sono arrivati all'essenza. Persino negli abiti: Michel Butor indossa sempre delle specie di salopette, pratiche, semplici, di jeans per la vita quotidiana, di stoffa scura per le grandi occasioni. Abiti che fanno impazzire qualunque amante della praticità, soprattutto quando si scopre sulla parte anteriore, la tasca su misura per il taccuino. Gente pratica, semplice, amica di altrettanti viaggiatori senza fronzoli: come si fa a non rimanere abbagliati dall'essenzialità del fotografo Mario Dondero che oggi ci ha raggiunti? Altro quasi ottuagenario, armato di giacca vissuta, di una vecchia Nikon, di un solo obiettivo, azzardiamo a memoria un 35 mm. Fine. Alla faccia di quelli che si portano dietro la casa per scattare immagini. Lui sì che fa bene a usare ancora la pellicola. E poi gli dareste gli anni che ha? Quando mi ha detto "sai che ho fatto il partigiano in val d'Ossola" quasi mi strozzavo...
Nella foto, scattata dall'ottenne Ludovico Marziani (l'unico che in virtù dell'età scatta in digitale), ci siamo io, Michel Butor e Marie-Jo e il fotografo Mario Dondero. Siamo al Podere Vecciano, alla conclusione di una degustazione di Pagadebit, Rebola e Sangiovese Vigna la Volta. "Un Sangiovese perfetto", dice Butor, in Italiano. si assaggiano i salumi delle colline romagnole e i formaggi di San Patrignano, si parla di Etiopia, di Burkina Faso, di Zimbawe, di Africa, di mondo, di scale mobili, dei bellissimi murales fatti dai contestatori sui pannelli che proteggevano il G8 di Evian.
Oggi, 15 settembre, la giornata più densa tra quelle romagnole: alla fondazione Tito Balestra di Longiano tra inaugurazioni di mostre e festeggiamenti ufficiali, da non perdere, alle 17,00, l'intervista pubblica di Antonio Ria della radio svizzera italiana. L'abbiamo incontrato a Milano, è uno che le domanze le sa fare, pertinenti, levigate, pungenti anche. Un vero mattatore. Non da meno ci aspettiamo le riposte di Butor.
Il prossimo appuntamento goloso del viaggio di Michel Butor è a Casteldimezzo, sul promontorio di Gabicce, al confine tra Marche e Romagna, domenica 16 settembre, a cena, al ristorante La Canonica, con il pesce dell'Adriatico (qui il menu). Con un po' (molta fortuna) ci saranno anche le ostriche di Cattolica, vera leccornia di questo lembo di mare. Ostriche piatte, profumate del mare dolce d'oriente.
Bon anniversaire monsieur Butor! Oggi lo scrittore Michel Butor compie 81 anni, festeggiamo sulle colline riminesi. Mio figlio, Ludovico, si sta allenando da giorni, complice la sorella Giulia, a dire in perfetto francese con tanto di erre arrotata: bon anniversaire monsieur Butor!
Vediamo se poi avrà il coraggio di farlo. Intanto si brinderà con la Rebola Vigna la Ginestra, un vino bianco veramente impressionante. Nasce da un vitigno autoctono, la Rebola appunto, che alla fine del Settecento era considerato un bianco importante e conosciuto in Italia, decantato dall'abate Giovanni Antonio Battarra nella sua Pratica Agraria. Poi il silenzio, l'oblio, come per il Timorasso piemontese. Davide Bigucci, come Walter Massa per il Timorasso, sta mettendo testardaggine e passione nella sua Rebola. Il risultato è sorprendente, anche se la critica enologica guarda sempre da un'altra parte. A proposito di Walter Massa, mi piace segnalare che appena ha saputo dell'arrivo di Butor in Italia l'ha invitato in cantina, peccato non riuscire a passare. Cin cin! À la santé!
Lo scrivo sottovoce, ma lo scrivo. Michel Butor, uno dei maggiori scrittori francesi del Novecento, tra quelli viventi naturalmente, viene a fare un giro in Italia all’età di 81 anni. Assieme a incontri, presentazioni e conferenze, segue un percorso goloso, ovviamente limitato ai luoghi toccati dal suo viaggio, per entrare in contatto gustativo con alcune delle eccellenze gastronomiche italiane. Un francese. Già ci sarebbe da gridare al miracolo. In più il viaggio goloso di Butor viene anche raccontato da un blog, il mio, questo. Beh, un blog che rilancia la notizia? Un commentino? Un in bocca al lupo, monsieur Butor, si beva e si mangi il meglio dell’Italia? Ma dove sono i blogger gastronomici di fronte alla cultura? Di fronte a qualsiasi cosa si discosti dalla ricettina, dalla recensione sempre più simile a quelle delle guide o dal vinello del giorno? Oppure nessuno conosce Michel Butor perché non c’è nei programmi delle scuole medie e nemmeno in quelli delle televisioni?
Oggi riposo. Michel Butor è a Longiano, alla fondazione Balestra e si prepara al grand tour dei prossimi giorni. Non ho foto della conferenza stampa di ieri e neppure del pranzo da Nicola Cavallaro. Questi sono i limiti della pellicola, quella che il fotografo di questo viaggio, Daniele Ferroni, usa senza compromessi, in bianco e nero. Domani porto con me la fida Leica digitale e vedo di rimediare qualcosa, roba da poco, da mostrare qui. Per ora ci si accontenta di un'immagine d'autore ma di repertorio.
La grandiosità di Butor è nella semplicità, semplicità non banale. A caratterizzare il suo lavoro ci sono le collaborazioni con pittori, disegnatori, fotografi, non ultima la moglie Marie-Jo che inaugura domani, 14 settembre, alle ore 18, la mostra Escales visuelles a Portofolio in piazza a Savignano.
Perché tante collaborazioni?
"Faccio molti libri con diversi artisti perché amo molto gli artisti. Perché anche a me sarebbe piaciuto dipingere o fotografare, ma non l'ho fatto", dice Butor. "Collaboro con persone che prima cerco di conoscere a fondo. E che non siano ancora troppo note perché quando diventano famose non hanno più tempo. In sessant'anni ho lavorato con più di cento artisti, ognuno mi ha dato qualcosa, ma soprattutto ognuno di loro mi ha costretto a creare qualcosa di nuovo". Voilà, ecco il segreto della longevità, l'elisir di lunga vita: l'incontro con la creatività degli altri, di molti altri che costringe a non arrugginire, a non sedersi. Ed è tutt'altro che seduto questo ottuagenario che si augura lunghi viaggi e progetta il futuro come un ragazzino. Ma cosa serve uno scrittore come lui ad un pittore? A un fotografo?
"Quello che io scrivo, ad esempio quando accompagno una fotografia, non è una didascalia, ma soprattutto quello che gli autori non hanno visto in quella foto".
Domani, 14 settembre, è il compleanno di Butor, compie 81 anni. Auguri! Si festeggia con una degustazione tra amici all'azienda agricola Podere Vecciano (nella foto un particolare di una vigna), alle spalle di Rimini, nel Corianese, la "Montalcino di Romagna", lo stesso territorio di San Patrignano. "Je suis trés gourmand", dice ancora Butor. "Sono molto curioso della parte enogastronomica di questo viaggio. Amo molto la cucina italiana e il vino italiano che conosco molto poco". Aneddoti, battute, cose semplici di chi ha imparato a non complicarsi la vita, ma renderla piena e uno sguardo da buono, da nonno, da grand-père del secolo appena trascorso. Anzi, della parte migliore di quel secolo, quella da portare in questo.
Di Butor il romanzo L'Emploi du temps, l'impiego del tempo, è da molti considerato un vero e proprio capolavoro, senza mezze misure. Lo confesso, non l'ho letto, anche perché è difficile da trovare, Mondadori l'ha pubblicato nel 1960, ristampato l'ultima volta nel 1992 e poi, sparito, o quasi. Anche a questo servono le biblioteche: a salvare la memoria dagli editori distratti.
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