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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Per quanto io abbia sempre pensato della Fiat tutto il male possibile e continui a credere che rappresenti una delle maggiori disgrazie nazionali, devo ammettere che l'unica auto che desidererei avere l'hanno costruita loro.
Ecco, alla lista dei miei desiderata aggiungo il gasatore casalingo per riempire di bollicine l'acqua del rubinetto. Questo è tra i pochi che usa bottiglie di vetro. A me non piace la plastica e a casa non bevo acqua minerale: mi sembra così idiota portare in giro l'acqua con i camion quando già gli antichi romani lo facevano con gli acquedotti. Mi piacciono però le bollicine, penso diano allegria. Al palato. Alla vita.
Smemorato e distratto prego sempre le persone a cui presto i libri di ricordarsi loro di ridarmeli indietro. Spesso non accade. Sto cercando A pesca coi campioni, libro cult di Mario Albertarelli. Ne avevo due copie, di due edizioni differenti, prestate ad amici senz'altro fidati. Ecco, non ricordo più a chi. Brancolo nel buio. Telefono a casaccio. Insomma, ne avrei bisogno.
Se qualcuno poi ne ha una copia da darmi, da prestarmi, da vendere, la prendo volentieri. Mi serve perché sto facendo un lavoro sul Ticino e chi conosce quel libro e quel fiume sa quanto sia importante.
Da Tommaso Domenico Marziani, classe 1891, nonno capostazione, ho ereditato la passione per i treni, gli occhiali da sole militari utilizzati nel deserto, la medaglia di bronzo conquistata in Libia (più che al valor militare era al valor tecnologico visto che è riuscito a mettersi in contatto radio con una pattuglia scomparsa) e l'orologio da taschino delle ferrovie, da caricare tutte le sere. Lo storico Perseo, marchio col quale il bolognese Alfredo Degli Esposti riuscì a vendere gli orologi svizzeri Cortébert pure ai fascisti che facevano tanto gli autarchici. Una marca un destino, mi verrebbe da dire, ma il mio Perseo l'ho perso. Da ragazzo, andando in motorino, su uno sgangherato Motobecane da Gozzano a Novara. Ho rifatto la strada due volte, 36 chilometri a giro, per ritrovarlo. Ma nulla. Ora ne ho pescato in rete uno identico. Lo metto nella lista dei desiderata, delle cose che prima o poi mi regalerò.
Ambivalenza allo stato puro: detesto la sola idea della caccia, gli sparatori da foresta e da palude, ma ho una passione smodata in cucina per la selvaggina (in particolare da penna e da piuma, più che da pelo), per certo abbigliamento da cacciatori e per le giornate di Mario Rigoni Stern passate a fare la punta ai mitologici galli de Il bosco degli urogalli.
Conservo tra i miei miti giovanili Dante Zavattoni, barbiere di Vigevano, poeta, pescatore di temoli e cacciatore di beccaccini, così come l'ha magistralmente raccontato lo scrittore Mario Albertarelli. La sola idea di passeggiare con un fucile in mano mi ripugna, ma spero di potermi regalare presto una giacca maremmana di quelle bellissime in lana cotta, in fustagno, in velluto o in tweed prodotte da Capalbio o da Beretta.
Le storie che scrivo sono piene di oggetti perché per me le cose rappresentano, a volte, idee, pensieri, sogni. Con risultati anche curiosi visto che una volta un fotografo, mi lasciò senza parole dicendomi che La trota ai tempi di Zorro era il libro che ogni collezionista di Voigtländer dovrebbe avere in libreria. Da qui l'idea di raccontare uno alla volta i miei desiderata, gli oggetti dei sogni, quelli che mi piacerebbe avere, incontrare, usare, ricevere in regalo, acquistare avendone occasione e possibilità. La primavera è alle porte. E con lei la stagione della pesca alla trota. A me piace pescare e mangiare il pesce che catturo, ancor più affumicato. E l'affumicatore è oggetto di desiderio antico, porta il pensiero nella tundra e a certi libri di Arto Paasilinna che profumano di boschi e legni nordici.
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