Ecco, ci sono appunti da scrivere col cuore, chisseneimporta dei distinguo, della ragione. Quello nella foto è il governatore George Wallace mentre cerca di bloccare l'iscrizione degli studenti neri all'Università dell'Alabama. Era una manciata di anni fa, ricordo le scene in televisione, viste da bambini nelle retrospettive. Ricordo che mi prendeva un nodo alla gola vedere gli studenti accompagnati dalla polizia. Mi chiedevo quale sarebbe stata la loro vita, la loro storia. Beh, Wallace non ce l'ha fatta, gli studenti di allora sì, perché è vero, l'America, nel bene e nel male, è un grande paese. In bocca al lupo Barak Obama!
La montagna italiana è sempre più luogo di confine e d'abbandono. L'imperativo dei consumi ad ogni costo è chiaro: fare diventare la montagna solo un luogo di villeggiatura, un parco dei divertimenti, un posto dove creare sogni, magari un po' patinati e televisivi, alla piccola Heidi, da consumare altrove. Il Bitto è un formaggio, ma è anche il paradigma di come questo accade: i produttori storici vengono espropiati del formaggio che fanno da cinque secoli per consegnarlo, di fatto, nelle mani dell'industria. Firmare serve a poco, ma tra poco è niente c'è la differenza di un nome e cognome. Ecco perché ho firmato questa petizione promossa da Michele Corti, e invito tutti a firmarla. Magari dopo aver dato un'occhiata al bellissimo film di Giorgio Diritti Il vento fa il suo giro, che della montagna italiana contiene tutte le contraddizioni.
Lo incontravo tutti i giorni Andrea Severi, nella sua casa panchina lungo la pista ciclabile. Ci salutavamo, da sempre, per frequentazione occasionale, per quell'incrocio d'occhi diventato consuetudine. Poi ieri il nero del fuoco spento e gli scarponi gettati nell'aiuola ci hanno detto che qualcosa era successo. Ci siamo fermati, io e mio figlio Ludovico che Andrea lo voleva adottare. Così abbiamo saputo dalle chiacchiere da strada. E non è un bel sapere, specie se non hai ancora dieci anni come Ludovico, che mentre dormi qualcuno può venire a darti fuoco. Se c'è l'inferno è qui, non altrove. Non so se servono pene esemplari, le pene anzi non servono mai e neppure credo, come dicono sindaco e amministratori che dar fuoco a chi dorme è estraneo alla cultura di questa città: quello che accade in un luogo sta nascosto comunque in un piega della nostra cultura, magari della parte peggiore. Quella di cui una volta ci si vergognava e ora non ci si vergogna più: si pensi solo alla Lega Nord, che non è un buttarla in politica, ma in semplice civiltà.
È nella vita di tutti i giorni il cerino che brucia Andrea. È nell'incapacità di accettare il diverso, di non chiamare le persone clochard o barboni o senzatetto ma chiamarle per nome, di riconoscere la possibilità, il diritto, a non farcela, a dormire per strada, a vivere ai margini, a non farsi aiutare, ad essere così, improduttivi, acciaccati, poco puliti anche. Certo, Rimini risponde indignata ed è un bene. Ma l'indignazione non basta, il cerino è in questo mondo che obbliga tutti a farcela. Spero che Andrea, quando si riprenderà, possa tornare a vivere, se vorrà, alla panchina lungo la ciclabile. O in qualunque angolo di mondo scelto da lui.
Questo è il momento per acquistare i nuovi miei libri on line. Su Ibs c'è il 20% di sconto sia su Umberto Dei, sia su Lungo il Po. Ed è scontato persino Ibleide che si porta a casa a quasi dieci euro in meno del prezzo di copertina.
Il sito delle biciclette Atala e quello della Pasta Latini, parlano del mio nuovo romanzo Umberto Dei. Il motivo? Beh, la Atala produce le nuove Umberto Dei e il protagonista del romanzo, Arnaldo Scura, a pagina 93 cucina gli spaghetti Senatore Cappelli. Devo dire che questa attenzione al mio lavoro fa davvero piacere.
Grazie al fatto di aver scritto Umberto Dei, scopro che aveva una biciclette Dei anche mio nonno materno, Valentino Bagnariol, classe 1902, nato a Palse di Porcia, Friuli quasi Veneto. Davvero è buffo come la vita ci gira attorno, ritorna sempre.
Pubblicità: in libreria c'è un mio libro nuovo per tutte le tasche. Sono uscito con quattro libri diversi in poco più di un mese. Invece di arrovellarvi a pensare cosa regalare per Natale potete, ad esempio, donare Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta. Ve la cavate con meno di 10 euro (ne costa 9,50). Di Umberto Dei dice lo scrittore Piero Meldini: "E' un romanzo breve, intenso e lineare, senza quelle uscite per la tangente e quelle inutili divagazioni che affliggono, ahimè, tanta narrativa contemporanea. Da questo punto di vista è un libro controcorrente, così come è controcorrente l'ottica, se non ottimista (sarebbe francamente troppo), almeno fiduciosa. A me è piaciuto e lo consiglio". Umberto Dei si trova in tutte le librerie, Cult Editore, distribuzione Rizzoli (è la parolina magica da dire al librario distratto che ne ha dieci copie e fa finta di non averlo). Perfetto per chi vuole cambiare vita, si è stancato del proprio lavoro, crede in un mondo (leggermente) migliore e magari possiede una bicicletta.
Se volete puntare ai viaggi, alla cucina, all'avventura, alla geografia, a vini e prodotti dimenticati, dirigetevi dritti su Lungo il Po. Con soli 13 euro regalate un pezzo d'Italia tra i più affascinanti. Altro che la Camargue. Un'edizione molto curata, come sono tutti i libri dell'editore Guido Tommasi (distribuzione Messaggerie). Indispensabile per chi ama la buona cucina, la cultura enogastronomica, la storia materiale dei territori e per chi ancora ricorda il viaggio televisivo nella valle del Po di Mario Soldati, i romanzi di Giovannino Guareschi, lo splendido Mulino del Po di Riccardo Bacchelli.
In più, chi si trova dalle parti di Argenta e di Ferrara può acquistare la simpatica confezione regalo pensata da Mirco Mariotti, produttore di vini delle sabbie: il libro Lungo il Po assieme a due mezze bottiglie, una di Fortana "Valle Isola" e una di Merlot "Podere Primaro", entrambi legati al percorso del libro. Le confezioni sono in vendita allo stand della "Strada dei Vini e dei Sapori di Ferrara" alla "Festa del regalo" che si svolge in piazza Trento Trieste a Ferrara, oppure al Caffè Cristal di piazza Mazzini, 4 ad Argenta o, ancora, sempre ad Argenta, a La Bottega del Vino, in via Circonvallazione, 10.
Se il destinatario del vostro regalo ama la fotografia, i buoni sapori, l'Italia golosa e minore il libro giusto è Sovversivi del gusto, un viaggio tra produttori di cose buone, vignaioli autentici, grandi osti di territorio con duecento immagini del bravissimo Marco Salzotto. Il volume costa 18 euro e si acquista on line sul sito dell'editore o nel circuito delle librerie Interno4 o nelle principali librerie di catena (Feltrinelli, Fnac, Coop...).
Alle Feltrinelli di Milano, in altre librerie cittadine e soprattutto on line trovate invece Ibleide. Uomini e Olio, il viaggio fotografico del sempre più meritatamente famoso Davide Dutto tra l'olio e gli olivicoltori siciliani dei Monti Iblei. Accompagnano le immagini spettacolari di grande formato scritti di Lorenzo Piccione di Pianogrillo e miei. Più una ricetta e una chiacchierata con Ciccio Sultano. Il libro, in edizione di pregio, costa 48 euro. Per Natale esiste anche una bella confezione regalo con lattina di olio extravergine d'oliva da Tonda Iblea. Da aprire e sentirne il profumo mentre si sfoglia il volume.
Se invece non volete regalare niente a nessuno perché di troppo consumismo vi siete stancati avete tutto il mio appoggio, prima però pensate che un libro non è (solo) un oggetto di consumo, è un pezzo di vita. Poi, con calma, guardatevi questo video: Storia delle cose. Il mio regalo di Natale.
Se si capita per caso al museo della piccola pesca di Viserbella, frazione di una frazione di Rimini, ci si trova davanti il Novecento, almeno in parte, almeno parte di quello riminese, che arriva e ti schiaffeggia ti dice in una sfilza di attrezzi vetusti e di foto in posa per bagnanti e in bianco e nero chi sei, chi eri, chi eravamo. Forse è per questo che lo tengono nascosto, perché non piace ricordare i pantaloni intrisi di mare e le giornate passate a raschiare vongole, poveracce, dalla sabbia. Non piacciono le donne che andavano a vendere il pescato pedalando e urlando per le campagne. Meglio il capodanno televisivo, questa è Rimini, non quella che puzzava di pesce, che scambiava le poveracce con le melanzane, in una solidarietà vera di orti e di mare. Allontaniamo il Novecento dalla memoria, che non ci scappi la voglia di sapere. Ai nostalgici una stanzetta, un museuccio, poca roba. In attesa che finiscano i testimoni, così la storia in bianco e nero ce la ridipingiamo a colori, patinata, in sedici noni, come ci piace. Mi è piaciuto Napolitano, il presidente, che ha usato parole fuori moda: sobietà, moralità, roba vecchia, da Novecento anche quella. Mi sono passate davanti le immagini in frantumi di Miljenko Jergovic, scrittore bosniaco che nelle sue Marlboro di Sarajevo, la crisi, quella fatta di bombe, morti e guerra, la pennella con tratti che non nascondono, ma abbracciano. E tutte quelle storie marginali, di solitudini, di Sarajevo a pezzi, di montagne di cui nemmeno si sa il nome, ti fanno pensare che anche loro sono eredità di Novecento. Sono testimonianza. Guardo un pacchetto di sigarette bosniache, locali, bianco, con grafica minimale, antica, vetusta. Arrivano dall'altra parte dell'Adriatico. Ecco, sento scivolare lontano i testimoni.
Allora vorrei prenderli i vecchietti, i sopravvissuti, i comandanti partigiani, i maestri elementari quelli non solo unici ma con le matite spuntate e senza riscaldamento, le operaie del tabacchificio, i metronotte, i preti che avevano l'oratorio, i pescatori delle battane, le sarte in casa, la sera, tra i marmocchi, a perdere gli occhi sotto la lampadina da trenta candele, gli operai, i lattonieri, i cordai, quelli al tornio, i coraggiosi e i pavidi, quelli che si sono infiammati per l'ideale, gli scottati dal sol dell'avvenire, i muratori con la schiscetta, quando c'era, e il cappello fatto col quotidiano vecchio, col giornale, quelli che non hanno capito forse mai, ma lavorato sempre, per la famiglia, i figli, per dare un istruzione, per costruire questo mondo che diciamo in crisi ed è infinitamente più roboante, scintillante, luccicoso, caldo d'inverno. Mi piacerebbe averli davanti a una cinepresa e lasciarli parlare. E quel parlato farlo girare per le piazze. Che almeno uno sa da dove arriva. Che magari è utile per sapere dove andare. O è solo struggente e fa bene, comunque, alle anime perse, a quelle ferite.
Ecco, volevo dirlo prima, ma non avendo la televisione mi sono dimenticato (giuro, non è snobismo, è solo un po' di caos in testa). Da ieri, su Rai Due va in onda per sei settimane, il martedì alle 23,20 il programma Un paese chiamato Po condotto da Edmondo Berselli con la regia di Giuseppe Bertolucci. Tra le pieghe del programma e nei titoli di coda, ci sono anch'io come consulente, grazie ovviamente al lavoro fatto per il mio libro Lungo il Po.