In questi anni in giro per l'Italia ho conosciuto centinaia di persone e molte di queste hanno letto i miei libri che in fondo è l'unico riconoscimento che uno scrittore desidera per il proprio lavoro: essere letto.
Così alle presentazioni non chiedo mai che si acquistino i miei libri, chi vuole lo fa anche senza sollecitazione, ma l'invito è sempre alla lettura, magari andando in biblioteca. Ho amato le biblioteche sin da quando ero ragazzo, ho passato l'adolescenza in quella minuscola di Gozzano, poi, appena sono diventato capace di prendere il treno, nella meravigliosa biblioteca Achille Marazza di Borgomanero. È nel cuore di un parco che a me sembrava il giardino dei libri...
Cresciuto, a volte marinavo il liceo e mi rifugiavo non al biliardo come i miei compagni, ma nell'austera biblioteca di Novara. Ancora oggi quando sono a Milano e devo occupare il tempo vado alla Sormani. A Rimini ho frequentato poco la Gambalunga che è comunque biblioteca di gran fascino. Non ci vado quasi mai forse perché a Rimini pur abitandoci è il luogo dove passo meno tempo.
Ho una passione per i luoghi pubblici di lettura. E un desiderio, questo sì mi piacerebbe domandarlo ai miei lettori e ai miei amici: chiedete alla biblioteca del vostro paese o del vostro quartiere che acquisti i miei libri che abbia almeno Barafonda o La signora del caviale o Umberto Dei o La trota ai tempi di Zorro. In alcuni casi basta una mail. È nelle biblioteche che i libri stanno bene. E i lettori anche. Mandateci i bambini in biblioteca, rischiate di ritrovarli migliori.
Stefano Benassi era prima di tutto un amico, una persona cara, una delle poche che conosco che credeva davvero nella scrittura, come modo di raccontare il tempo, la vita e anche di stare insieme. Non a caso insegnava sociologia della letteratura all'Università di Bologna, lui che per mantenersi agli studi, mi raccontava una volta, scaricava i bancali alla Coop. E insegnava scrittura creativa in diverse libere università e associazioni. Il corso che tengo a Rimini a Università Aperta è una sua eredità perché Stefano è morto tre anni e mezzo fa. Ed è a lui che Università Aperta di Rimini ha voluto dedicare un premio internazionale di narrativa inedita del quale ho l'onore è il piacere di presiedere la giuria (della quale, tra gli altri, fanno parte anche l'agente letterario Carla Casazza e l'amico scrittore Angelo Ricci). È un premio piccolo, semplice, per racconti brevi. Un premio popolare, aperto a tutti. Non so se servirà a scoprire talenti, ma sicuramente sarà un premio pulito, dove a vincere saranno i migliori. Come sarebbe piaciuto a Stefano. Cliccando qui si può scaricare il bando. Scade il 20 aprile 2012.
Il miglior regalo di Natale è ovviamente una copia di Barafonda, il mio ultimo romanzo. Fine dello spot. Un altro libro che regalo molto volentieri è La casa di carta di Carlos Maria Dominiquez. O il minuscolo Il passeggiatore solitario di Winfried Georg Sebald, appena ricevuto in dono e letto d'un fiato. Curiosissimo e goloso il Su Sali, il sale aromatizzato con le erbe sarde da Salvatore Evangelista. Un concentrato prezioso di sapori dell'isola. Meraviglia delle meraviglie l'olio extravergine d'oliva Delleselve, olive Correggiolo all'80%, colline dell'entroterra di Rimini, dolcezza che lascia senza fiato. Primo anno di produzione, già quasi tutto finito, pur senza avere un mercato, col passaparola (per averlo o sapere di più si può scrivere qui). Sempre dai colli affacciati sull'Adriatico arriva L'ultimo, Sangiovese d'annata, fresco e contadino, ma elegante come se indossasse la giacca della domenica. Lo produce Gente Agricola, su modesti consigli filosofici miei (ci vuole anche la filosofia in un vino) e seri contributi enologici di Mirco Mariotti. Cambia il modo di pensare il riso una confezione di antico Rosa Marchetti prodotto in Lomellina da Lia Caimo Duc: non più come base per condimento, ma sapore di riso che anche da solo, bollito e condito, fa sognare. Un trinciasigari e una scatola di Soldati per godersi la tranquillità della sera di Natale, via i parenti, via le feste. Per i bambini? Oltre ai soliti e tanti doni natalizi? Una passeggiata nel bosco, o al mare, al mattino, sulla battigia col vento tagliente che insegna la vita, ne sparge il profumo. Per l'ultimo giorno dell'anno a me piace starmene rintanato, come gli orsi. Ma per chi ama girare, mangiare e passeggiare in montagna è una buona idea il Rifugio Sebastiani, in Abruzzo, dove preparano il cenoneLaura e Michele, amici miei. Non si compra, ma è assai interessante da vedere lo spettacolo Pierrot Parisien di Francesco Tonti, visto ieri sera al teatro Corte di Coriano.
Questa è pubblicità dichiarata: il miglior regalo che potete fare a Natale è il mio nuovo romanzo Barafonda. Potete acquistarlo ovunque ma se lo fate nelle librerie indipendenti, quelle locali, quelle nel centro dei paesi e delle città è meglio per tanti motivi che potete leggere qui e che condivido. Quindi Barafonda (assieme a tanti altri libri, ad esempio La casa di carta o il promettente Non sparate agli Aquiloni! appena uscito per la piccolissima casa editrice Scritturapura, giusto per citare due titoli interessanti) acquistatelo ad esempio a Milano alla libreria 6rosso, a Rimini alla Riminese in piazzetta delle Poveracce, a Firenze alla Edison (messa sotto sfratto da Feltrinelli, da non credere), a Domodossola da Grossi, a Verona alla Gheduzzi, a Saronno dagli amici di Pagina18, se state a Genova andate alla piccola libreria Finisterrae o fate una passeggiata a Camogli per andare da Fabio (il mitico libraio di Ventotene) nella sua libreria ligure proprio sul lungomare, a Bergamo la libreria Palomar, a Ferrara al Mercatino del Libro, a Piacenza alla libreria Fahrenheit 451, a Fossano alla libreria Le Nuvole... Potrei andare avanti all'infinito. Invece continuate voi se vi va, nei commenti, a segnalare le vostre librerie indipendenti preferite.
Davide Dutto è un vulcano fotografico col quale ho condiviso un libro importante, Il Gambero Nero, un sacco di idee, dei pezzi di vita, qualche pescata adolescenziale e molte serate di chiacchiere e vino. La cosa che però ha segnato maggiormente il nostro percorso è stato il libro sulla cucina in carcere, Il Gambero Nero. Per me è stato un lavoro importante, una tappa indimenticabile della mia vita, per Davide è stato un punto di partenza verso un mondo che lo attrae con forza, quello dei sapori reclusi, non necessariamente in carcere, anche in una barca, pure in un convento o semplicemente dentro a una storia, a una vita, dalla quale è difficile uscire. Dei suoi Sapori Reclusi ne ha fatto un'associazione (della quale peraltro sono tra i soci fondatori e alla quale possono associarsi tutti sostenendola con un versamento di 70 euro) e con questa associazione ha dato vita a numerose iniziative. L'ultima sono tre mostre che preludono alla nascita di Phood Vision, il primo festival internazionale dedicato alla dimensione sociale del cibo, che si terrà in Piemonte, ad Alba, nel 2012.
Trovo questo bellissimo intervento dello scrittore Frank Mac Court. E mi viene in mente George Orwell: Nel tempo della bugia e dell'inganno, dire la verità è un atto rivoluzionario.
Signori si parte. Tiro giù la saracinesche per un poco, parto prima per la Bretagna, poi per l'Irlanda. Torno a settembre. Forse mi capiterà di pubblicare qualcosa, più facilmente no: ho deciso non solo di imparare l'inglese ma di fare per un po' una vita molto meno tecnologica di quella attuale. Risponderò comunque alle mail, il telefono invece non lo accendo nemmeno. Ci rivediamo a settembre. Il 7 settembre esce BARAFONDA, il mio nuovo romanzo, il 10 e l'11 c'è il workshop all'isola di Ventotene e il 17 e di 18 quello sui monti della Lessinia. Buona estate a tutti.
Mi piaceva pensare che i problemi dell'umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai solo dalla gente che si lascia libera dalla propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano è capace di pensare diversamente. Ed è questo che avremo bisogno di fare oggi: pensare diversamente. (Tiziano Terzani)