|
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Ricordo certe giornate d'inverno di quando stavo a Milano avvolte dalla voce di Elena Ledda, nei trenta metri quadri con terrazzo di via Panfilo Castaldi. Ecco, quel suono impastato di Sardegna, quel rimbalzare di mare tra Spagna ed Alghero, mi hanno aiutato a scegliere una vita nei libri anziché altrove. Il respiro di quel canto l'ho ritrovato tra le viti a boscaglia di Maurizio Altea e Adele Illotto, nella profondità del loro vino. Ne racconto qui, sul blog dei Sovversivi del gusto.
Di tutto il viaggio da poco concluso tra i Sovversivi del gusto il ristorante Sud, a Quarto, provincia di Napoli, è stata la tappa più bella, decisamente inattesa, il seme che fa sperare in un futuro migliore. Mai avrei creduto che un ristorante potesse essere così pacatamente rivoluzionario, così silenziosamente sovversivo, garbatamente resistente. Una bella storia, al femminile, che racconto qui, sul blog dei Sovversivi del gusto.
Del mio viaggio da poco concluso tra i Sovversivi del gusto la tappa in Irpinia è stata un respiro d'affetti, il ricordo della nonna paterna, Maria, grande giocatrice di carte, cuoca sopraffina, nata irpina a Montaguto, cresciuta al di là del confine di Puglia, al ristorante della stazione di Bovino. Lì è passato mio nonno, capostazione, e insieme hanno girato l'Italia come tutta la nascente classe ferroviaria del Novecento. A questa nonna devo la passione per la cucina, la sua, fatta di mestiere (era cresciuta in un ristorante) e della curiosità delle contaminazioni, dei piaceri dei luoghi dove andava a vivere ad ogni cambio di stazione. La cena della viglia di Natale in casa Marziani era la somma di un viaggio in Italia durato una vita.
In Irpinia ho conosciuto Salvatore Molettieri, signore nella semplicità dei modi, vignaiolo grandioso nei suoi Taurasi. Di lui racconto qui, nel blog dei Sovversivi del gusto.
Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita
Rimango a pensare, sottovoce, quanto sia assurdo un mondo, una società, un paese, che ti tiene in manicomio da vivo per farti i funerali di stato da morto.
Con una mano acquisto i biglietti del treno per andare in Piemonte, con l'altra finisco di cucinare una frittata per pranzo. E, intanto, per farmi venire fame, scrivo dell' Osteria degli antichi sapori di Modica. Nel naso ho ancora il profumo del finocchietto selvatico. Si può leggere qui, sul blog dei Sovversivi del gusto.
L'oggetto della foto contiene e propone i sali del mondo, si chiama cum grano salis ed è stato pensato da Lorenzo Piccione di Pianogrillo, produttore d'olio, poeta, musicista, designer e amico ormai da lunga data. Di lui e del suo olio siciliano racconto qui sul blog dei Sovversivi del gusto.
Non sono famoso, anzi non sono proprio nessuno. Quindi non me la tiro e non mi offendo se mi invitano a presentare i miei libri nel sottoscala. Anzi, sono contento di poter parlare del mio lavoro. Come si vede nella bellissima foto di Marco Salzotto, ne ho tanta di strada da fare. Scrivo queste cose perché ogni tanto qualcuno mi dice che si vergogna a chiedermi di andare a parlare al circolo dei canottieri, o nella ciclofficina sottocasa, piuttosto che all'osteria della Nena (non esiste, è il luogo d'incontro dei pescatori che vivono lungo il Po ne La signora del caviale).
Ecco, io vado ovunque mi si inviti a raccontare i miei libri, a condizione che ci sia qualcuno con cui parlare, che mi rimborsino il biglietto del treno (seconda classe, regionale, più tempo ci mette più ho tempo per leggere) e mi diano un angoletto dove dormire se è tardi la sera.
Ogni volta che incontro Corrado Assenza nella sua pasticceria di Noto ho sempre la stessa sensazione: che non stia facendo dolci, non solo, ma stia combattendo una battaglia, vera, per un mondo migliore. È un sentire che non so spiegare, ma che per me è molto forte e provo a raccontarlo qui, sul blog dei Sovversivi del gusto.
Finirò nei prossimi giorni di scrivere di questo percorso tra i Sovversivi del gusto, ma intanto oggi sono a Rimini, sono tornato a casa, dopo sessanta giorni di viaggio in giro per l'Italia. Mi sento un po' spaesato, come tutte le volte che mi chiedono: ma tu di dove sei?
Non lo so, questa è la risposta. Sei di dove sei nato. Dicono gli altri. Ma io sono nato a Rimini perché c'era l'ospedale, i miei genitori vivevano a San Leo, sull'Appennino a cavallo delle Marche e venivano dal Friuli. Quando passo da Gorizia mi viene in mente un nonno, quando passo da Sacile me ne viene in mente un altro, quando sono in Irpinia ripenso a un'altra nonna ancora e, a pensarci bene, i viaggi infantili per andare dai parenti finivano tutti a Padova. Io, viceversa, ho passato molti anni a ovest, tra Piemonte e Lombardia. Ci sono però tre luoghi dove in parte mi sento a casa e sono i posti dove più che altrove ho spalmato la vita: sul lago d'Orta (dove spero di tornare a scrivere, magari quando sarò più grande...), a Milano e qui, a Rimini, dove la pioggia martella il mare. Tutto questo per dire che mi emoziona sempre un poco l'idea di presentare domani La signora del caviale nella mia città.
La prima volta che ho pensato che fosse interessante scrivere intorno al cibo e al vino è stato leggendo un reportage sugli antichi sapori dell'Etna, scritto da Giuseppe Fava, il direttore de I Siciliani ucciso dalla mafia. Le sue salsicce profumate di finocchietto selvatico e saporite di peperoncino, i vini neri e densi, mi dicevano che anche da lì, dalla terra e dai suoi frutti, si potevano raccontare le persone.
Anche per questo sono contento che nel viaggio tra i Sovversivi del gusto abbiamo incontrato la cantina Centopassi e i vini nati nelle terre confiscate ai boss mafiosi. Potete leggerne qui.
Grazie al mio caro amico Maurizio Mirri per aver creato questa occasione di incontro sulle strade della Sicilia.
Oggi sono a Pozzuoli e scrivo guardando Procida e Ischia. Racconto di Salina, nell'arcipelago delle Eolie, altre isole. Parlo di Giona Hauner, di sua figlia Rosetta e della Malvasia delle Lipari, qui sul blog dei Sovversivi del gusto.
Stasera a cena da Sud, a Quarto di Napoli dove anche un ristorante può essere una scommessa, il simbolo di una voglia di normalità, di buono, di giusto, anche.
Domattina, sabato 17, accendiamo i motori, ci aspetta Firenze: Degustibook's all'interno del Festival della Creatività.
La mattina dopo, domenica 18, alle 11,30, nelle Sale antiche della Biblioteca Gambalunga di Rimini tengo una conversazione, meglio direi faccio una chiacchierata dal titolo: Sulle tracce del vino: la civiltà del bere.
Subito dopo, nel pomeriggio, corro in Abruzzo, a San Giovanni Teatino, dove sono arrivato in finale al premio letterario Lamerica.
Il giorno dopo volo in Sardegna, ma questa è ancora un'altra storia.
|
|
19/06/2013 @ 11.58.18
script eseguito in 156 ms
|