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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
A causa della neve che cade abbondante a Santarcangelo è stata rimandata a data da destinarsi la presentazione del mio romanzo Barafonda prevista per domani, giovedì 2 febbraio in biblioteca.
Mondaino è sotto la neve e la presentazione del mio libro Il paese dei Ghiottoni prevista per il 5 febbraio è stata rimandata a domenica 1 aprile, sempre alle 18,00, sempre alla Sala del Durantino all'interno della Rocca Malatestiana di Mondaino. Segnatevela, perché la data dell'1 aprile non è uno scherzo, abbiamo pensato che a Fabio Tombari sarebbe piaciuta molto.
È uscito il mio nuovo libro Il paese dei Ghiottoni che racconta un viaggio tra memoria, cibi e nostalgie seguendo le orme di Fabio Tombari, affascinante e discusso scrittore dimenticato del Novecento. Cliccando qui si può scaricare gratuitamente un assaggio del volume in formato Pdf.
Il libro si può acquistare in tutte le librerie. E se in qualcuna non c'è ditegli di ordinarlo: è distribuito da Messaggerie che è il maggiore distributore italiano.

«Ogni settimana col pane si regalava il cascione. Fatta la sfoglia senza uova, con la pasta di pane, vi metteva dentro un fascetto di bietole crude, condite con olio e sale: richiudeva la pasta e la metteva al forno col pane per levarla mezz'ora prima. Gli altri si curassero coi cachet, lui col cascione! e lo mangiava caldo, con un po' di cacio e la stessa golosità di un'eremita». È Tombari da I Ghiottoni.
A San Leo incontro Luigi Ciucci, già sindaco, ora cuoco e fotografo, mestiere e passione. Mi racconta l'America dalla quale è tornato da poco, mi mostra la lapide con le parole di Fabio Tombari cittadino onorario di San Leo nel 1977. Il riconoscimento l'aveva spinto Alessandro Piscaglia, medico, scrittore di memorie. Poi mi dice della sua famiglia, del mangiare leontino di quand'era bambino. E dei cascioni, fatti di sfoglia tirata senza strutto, ripieni di erbe, fritti o cotti alla lastra. Più giù, in Romagna, si chiamano cassoni, a volte crescioni, e sono fatti con l'impasto della piada che abbonda di strutto.
Il paese dei Ghiottoni, finalmente in libreria nonostante la neve abbondante, è un libro di appunti presi seguendo le strade, i luoghi e gli scritti di Fabio Tombari, queste sono le note intitolate Cascioni.
In questi anni in giro per l'Italia ho conosciuto centinaia di persone e molte di queste hanno letto i miei libri che in fondo è l'unico riconoscimento che uno scrittore desidera per il proprio lavoro: essere letto.
Così alle presentazioni non chiedo mai che si acquistino i miei libri, chi vuole lo fa anche senza sollecitazione, ma l'invito è sempre alla lettura, magari andando in biblioteca. Ho amato le biblioteche sin da quando ero ragazzo, ho passato l'adolescenza in quella minuscola di Gozzano, poi, appena sono diventato capace di prendere il treno, nella meravigliosa biblioteca Achille Marazza di Borgomanero. È nel cuore di un parco che a me sembrava il giardino dei libri...
Cresciuto, a volte marinavo il liceo e mi rifugiavo non al biliardo come i miei compagni, ma nell'austera biblioteca di Novara. Ancora oggi quando sono a Milano e devo occupare il tempo vado alla Sormani. A Rimini ho frequentato poco la Gambalunga che è comunque biblioteca di gran fascino. Non ci vado quasi mai forse perché a Rimini pur abitandoci è il luogo dove passo meno tempo.
Ho una passione per i luoghi pubblici di lettura. E un desiderio, questo sì mi piacerebbe domandarlo ai miei lettori e ai miei amici: chiedete alla biblioteca del vostro paese o del vostro quartiere che acquisti i miei libri che abbia almeno Barafonda o La signora del caviale o Umberto Dei o La trota ai tempi di Zorro. In alcuni casi basta una mail. È nelle biblioteche che i libri stanno bene. E i lettori anche. Mandateci i bambini in biblioteca, rischiate di ritrovarli migliori.
Il cibo, nella scrittura, è prima di tutto poesia, racconto, canzonatura
anche, invenzione, distillazione: è chiudere gli occhi e spremere, distillare, i sapori, gli odori, i luoghi, in un aggettivo, massimo due, che sappia evocare quello che stai scrivendo. Che possa far venire a chi legge
l'acquolina in bocca, perché questo provavi davanti al piatto di cui hai
parlato. Devi far uscire dalle pagine gli aromi, fare delle parole gli
ingredienti di un racconto goloso. Per questo non si devono utilizzare
parole usate, copiate, maldigerite, mal conservate, occorrono parole
fresche, ben pulite, levigate, stagionate se serve. E questo fraseggiare si
trova nella vita, mica nel vocabolario, nei luoghi geografici prima di tutto,
perché non c'è bicchiere di vino o specialità gastronomica in grado di
avere un senso senza appartenere ad un luogo, senza rievocarlo, anche
solo nell'immaginario. I toponimi valgono a volte più degli aggettivi:
Montefeltro, Frusaglia, l'Adriatico, sono luoghi e sono suoni, sono sapori
e ricordi, sogni anche, desideri...
Il sacco dove si pescano le parole è quello che portano in spalla i contadini, gli allevatori, i casari, i macellai, i norcini, i pescatori, i bravi
osti, coloro che del cibo sono gli artefici, i produttori, i demiurghi. Che
spesso le loro parole non le conoscono perché per mestiere fanno cose
sublimi al palato. Allora tu le prendi, le parole, e le trasformi e gliele
restituisci, ridando insieme orgoglio e cultura ai più autentici e dignitosi del lavori. Alle più belle terre del mondo, quelle sulle quali anche tu hai avuto la fortuna di camminare. Ecco il segreto di questo libro.
Tratto da Il paese dei Ghiottoni, il mio libro appena uscito in libreria.
Oggi, venerdì 10 febbraio 2012, alle 13,45 su Tg2 Eat Parade la rubrica firmata da Bruno Gambacorta segnalazione del mio nuovo libro Il paese dei Ghiottoni.
Replica sabato 11 dopo mezzanotte e venerdì 17 febbraio alle tre di notte.
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20/06/2013 @ 11.17.04
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