Di tutti i miei libri ce n'è uno che è un po' un brutto anatroccolo. Per tanti piccoli e strani motivi non riesce neppure a farsi leggere. Eppure, ne sono convinto, è uno dei più belli che abbia mai scritto. Lo so, lo so, non si dicono certe cose, ma per una volta... Beh, il libro in questione è la raccolta di racconti Un ombrello per le anguille.
Un autore lotta a spada tratta con gli editori per convincerli a pubblicare racconti, Loro dicono no, scuotono la testa, spiegano bonariamente che in Italia non si vendono. E gli autori tirano fuori le short story americane, la lunga tradizione di Oltreoceano, i viaggi dei pendolari in metropolitana. Ricordo ancora quando ho giurato che i miei racconti duravano al massimo da Sesto San Giovanni a Porta Venezia. Perfetti. Qualcuno finiva anche a Turro. L'ideale per chi vive a est di Milano. Ecco, una volta convinto l'editore giusto, una volta uscito il libro... Beh, alla fine sembra abbiano ragione l'oro, gli editori bonari: in Italia i racconti non si vendono, non si leggono, non si presentano.
Ti telefonano i librai per chiederti una presentazione di qualcosa. Avrai pure un libro nuovo, ne scrivi tanti. Certo, ho un libro di racconti. E un altro? Domandano subito. Oppure mettono giù la cornetta con una scusa. E poi spariscono.
Incontri lettori appassionati e affezionati che ti dicono: ho letto tutto di lei, anche il manualetto sulle zanzariere automatiche.
Le è piaciuto Un ombrello per le anguille?
Ehm, onestamente quello no, non l'ho letto. Sa sono racconti.
Ma Zanzariere automatiche è un libretto di istruzioni.
Davvero? Era appassionante come un romanzo di Verne.
Allora pensi a un pubblico particolare. Un ombrello per le anguille, parla di acqua, di pesci, di pescatori, di vita sui fiume. Chi dovrebbe leggerlo se non un appassionato di queste cose?
Allora lo propongo a Eugenio che è uno dei pochi pescatori ancora in circolazione. Un libro? Subito si mette un dito nel naso. Quindi mi guarda come dire ma sei matto, io leggere, alla mia età? Con tutto quello che ho da fare? E poi, credimi, sai perché io pesco molte più trote di te? Perché di quegli affari di carta non ne ho mai letto uno in vita mia...
Poi, siccome le disgrazie non vengono mai sole, ci si mettono pure le librerie. Un ombrello per le anguille è stato pubblicato da un editore che di solito pubblica Gordon Ramsay, quindi automaticamente va tra i libri di cucina. Persino al mio libraio storico ho provato a spiegarlo in tutte le lingue: è narrativa. Sì, Michele, adesso lo sposto. Invece è sempre lì, a impolverarsi tra il Gambero Rosso e il Manuale di Nonna Papera. E con il libraio ci conosciamo bene. Prima di questa vicenda avrei quasi azzardato che fossimo amici. Che dire poi degli amici che sono andati a comprarlo alla Feltrinelli a Roma? Un ombrello per le anguille? Guido Tommasi Editore? Ottima scelta, sono ricette di pesce. Veramente sappiamo che sono racconti. No, no, si fidi, è un editore di cose gastronomiche, il migliore. Sono ricette di pesce. Anche mia moglie ha cucinato il capitone come c'è scritto nel libro...
Beh, vi venisse la voglia di leggere, non fatevi incantare dal libraio di cui sopra: a parte una vecchia zia che infarina dei vaironi a fondo pagina, non si mangia proprio mai. Chissà dove l'avrà presa la moglie la ricetta del capitone...
Morale. Nessuno lo vuol presentare. I lettori dicono, bah, meglio qualcos'altro. I librai lo vendono abbinato al Cucchiaio d'argento. E a me viene da pensare che sia proprio vero: in Italia i racconti non si vendono. E nessuno, proprio nessuno, mi toglie dalla testa che se quel libro l'avesse scritto un americano, magari Michael Aliens, sarebbe un best seller anche da noi, con tanto di posto in vetrina.
Se a Natale volete regalare un mio libro, faccio un appello a favore di Un ombrello per le anguille. Si legge come un thriller, ma non lo è, piace come un giallo, ma non lo è, affascina come un fantasy, ma non è neppure questo. Piace ai ragazzi (è vero) e pure alle donne e anche gli uomini, basta non dirgli che sono racconti. Dite che è un libro. E fate gli auguri anche da parte mia.
Di mare e barche a vela non so un piffero. In tutta la mia vita, ho navigato una volta sola, intorno a Ponza, c'era vento e io stavo steso sul ponte a sperare che lo stomaco non si ribaltasse. Però sono un navigatore di destini, ho fatto traversate oceaniche tra le pagine di Corto Maltese e Björn Larsson.
Armando e Caterina sono un incrocio rapido di vite. È bastato annusarci. Ci siamo riconosciuti. È avvenuto a Casa Ponte, sull'Appennino.
Loro nella vita stanno al mare, in Grecia, e veleggiano per il Mediterraneo. Vivono portando in giro le persone per i mari, lo fanno con l'intelligenza dei marinai e l'attenzione di chi ha preso la via dell'acqua per respirare un po' di libertà. La loro barca si chiama Melina, è bella e accogliente, come sono loro. Per questo a Casa Ponte abbiamo deciso un gemellaggio: Casa Ponte è il loro rifugio, Melina la nostra barca.
Se avete voglia di viaggiare per mare non salite sulle barche dei ricchi, sono poco accoglienti. Veleggiate con Melina, come in una tavola di Corto Maltese.
Quando non sono in giro vivo a Rimini. Ci vivo per strane alchimie del destino. Ci sono anche nato. A volte mi vergogno a dirlo, lo confesso. Sia che ci vivo, sia soprattutto che ci sono nato. La città e io non ci capiamo, anzi un po' ci snobbiamo. La guardo con diffidenza, da lei non mi sono mai sentito voluto bene. Forse uno dei due dovrebbe cominciare ad apprezzare l'altro, ma non lo facciamo. Oppure dovremmo disprezzarci, ma neppure questo facciamo. Il mio amico Giampaolo Proni dice che per capire Rimini fino in fondo devi esserci nato e cresciuto. Devi aver condiviso dei passaggi di iniziazione. Come in certe tribù dove i riti non sono scritti, ma se non li conosci rimani sempre fuori. Ecco, io mi sento sempre fuori. Ma le poche volte che la città mi dice vieni, entra, io rispondo diffidente: no, grazie. Così è come se non esistessimo l'uno per l'altra. Se non sulla battigia in queste mattine d'inverno dove il profumo del mare, il gelo dell'Adriatico, sollevano pensieri d'affetto. In fondo non detesto questa città detestabile. E forse neppure lei è indifferente a questo figlio illegittimo che si ritrova tra i piedi. Siamo entrambi abbastanza cosmopoliti per accettare il provincialismo una dell'altro.
Le Occare per me è un posto magico nella pianura ferrarese. Un luogo che sembra sospeso. Qui ho conosciuto Gianni e Cristina. E qui è avvenuta un piccola alchimia: l'incontro tra il mio romanzo La signora del caviale e il sogno, poi magnificamente realizzato, di Cristina di ritrovare la ricetta del caviale ferrarese. Oggi Cristina Maresi alle Occare è la versione contemporanea della mia signora del caviale. Anche per questo lei e Gianni sono nel libro dei Sovversivi del gusto. Anche per questo sono particolarmente felice di essere alle Occare, a Runco, vicino a Ferrara, sabato 15 dicembre, alle ore 17,00, a presentare il libro I sovversivi del Gusto, ottantasette storie di resistenza gastronomica. Oltre a me e ai padroni di casa ci saranno gli altri sovversivi del gusto del Ferrarese: il bravissimo vignaiolo Mirco Mariotti e la produttrice di pasta biologica Paola Fabbri. Seguiranno un brindisi ed uno spuntino in amicizia. La partecipazione alla presentazione è gratuita, ma se fate sapere che venite si organizza tutto meglio: tel. 0532 329100 oppure 348 5633162.
È disponibile gratis nello Store di iBooks dell'iPad“Michele Marziani …uno scrittore nomade con vista sul mare”, realizzato dall'agenzia letteraria Carta & Calamaio.
Non è un semplice ebook, ma un vero e proprio libro multimediale che parla attraverso testi, immagini, booktrailer, dei miei romanzi e del mio lavoro. E chi non ha l'iPad come me? Semplice, lo legge e lo guarda su quello di un amico. A scrocco.
The second lecture of my new course of creative writing in Università Aperta, Rimini, Italy. On Pinterest my board.
Sono solo immagini, si possono guardare anche in inglese. O in qualunque altra lingua.