|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Satanasso quanto è buono! Se lo bevesse Tex Willer sarebbe nel numero 100, quello a colori. E poi, no, via dai canyon polverosi, questo è vino da notti sul Bosforo. O semplicente da certe sere a guardare oltre Orbetello, con il fritto di paranza che non unge e il vento che spinge di salmastro. Non sembra neanche possibile che venga dai dintorni di Pitigliano questo Alture, Sauvignon in purezza che sa di sale, di mare, di cedri e di spiagge mediorientali. E non di piscio di gatto, come insegnano le perversioni degustative. D'altra parte, siamo onesti, quanti ne sentiamo di Sauvignon italiani e non solo, austriaci anche, che non ricordano qualcosa di animale e non gradevole?
Pitigliano, almeno nella memoria è paese d’entroterra maremmano arroccato nel tufo, di dolci ebraici da colazione a passeggio con vista sui dirupi e vino chiamato “bianco di Pitigliano” che a cercarne uno decente ti viene la gastrite. Questo invece è buonissimo, incantevole, attizza la risata, si accorda col rumore di risacca, tiene compagnia ai solitari quanto è amico degli amanti. Bravo, bravo, bravo Antonio Camillo viticultore che col vino sembra proprio ci sappia fare. Per me, è il bianco dell’estate.
“...Voi guardate il vestito di quell'ometto laggiù, impiegato al Comune o anche vedovo, e la prima cosa che viene da pensare è che un giorno è stato nuovo anche lui. E anche l'ometto, s'intende.
- E poi muoiono, - aggiunsi.
Coi miei sessant'anni passati e quelle scarpe slacciate lì in terra, non c'era per niente pericolo che potessi passare per cinico.”
Parla il prete di Montelice, il protagonista di Casa d'altri, racconto di Silvio D'Arzo. “Un racconto perfetto”, scrisse Montale. Ad averlo perso nel corso del Novecento si torni subito indietro, di corsa, a colmare la mancanza in poche pagine indimenticabili.
Ho aperto una sezione di questo sito intitolata Pesci&Acque dove ho pubblicato alcuni scritti non recenti in materia di attività alieutica. Pezzi di storia personale che non volevo perdere.
Attenzione! L'annuncio non è più valido. Ho trovato casa vicino al porto, in un posto davvero bello. Grazie a tutti quelli che mi hanno dato una mano. Il testo, lo lascio on line, mi ha portato fortuna Ho deciso che resterò un po' di tempo a Rimini, sostanzialmente per fare il papà, per non stare lontano dai miei ragazzi. Quindi sto cercando una casa, in affitto. Non la cerco ovunque, ma in zone che mi piacciono e nelle quali mi è utile stare: a San Giuliano, nel borgo, ma anche alla Bara Fonda o alle Celle, ma senza oltrepassare il Marecchia, verso il centro, insomma. Oppure proprio in centro o nelle zone intorno: la vecchia fiera, via Covignano, via Dario Campana, ma anche viale Tripoli e lo stadio. Non mi importa né che si raggiunga in auto, né che ci sia parcheggio, né che abbia il garage. Un angolo per la bicicletta quello sì, servirebbe.
L'ideale sarebbe un bilocale. O un monolocale con angolo cottura separato. Arredato o semi-arredato, possibilmente con molte librerie e senza televisione, meglio se luminoso e con terrazzo. Riscaldamento autonomo. Non mi importa se ci passa vicino il treno perché è un rumore che a me piace. Mi serve per quattro anni, non un giorno di più: da ottobre/novembre 2008 a dicembre 2012. Astenersi agenzie immobiliari a meno che non abbiano agenti simpatici, umani e lungimiranti. Chi ha offerte da fare mi scriva qui, grazie.
P.s.: l'annuncio è sempre valido, nel senso che quando trovo lo tolgo. È l'ennesima scommessa per dimostrare che in rete c'è tutto, comprese le case in affitto. Vedremo se ho ragione.
“Uscii fuori e guardai: l'amore fioriva intorno a me con l'esuberanza dei roseti a primavera, ed era tutto del tipo di quella rosa rossa. Io sorrisi e lui mi prese per mano; fummo felici e sfacciati come la rosa.
Poi, non so perché, sempre meglio non sapere, egli fece a me quel che io non avevo fatto alla rosa, quel giorno che non avevo imparato nulla: mi gualcì e mi buttò”.
Scottature di Dolores Prato, un cameo di parole che strappano la pelle senza dolore. Da accarezzare con lettura attenta alle sfumature, agli orizzonti che si schiudono dai pertugi.

I bookcamper chiedono un logo, come dire, un po' più a tema, il mio amico Franco Fattori raccoglie la sfida, ma siccome non sa disegnare ne parla con Franco Sardonini che fa il grafico. Sardonini prende carta e penna, o meglio mouse e tastiera, e viene fuori il marchietto nuovo (qui sopra. Il vecchio sotto).
BookCamp è un'occasione per guardare lungo al futuro dell'editoria e si svolgerà a Rimini l'11 luglio.

I bianchi, nel senso dei vini, possono essere intensi, profondi, addirittura ramati. Barak Obama possibile presidente di una nazione dove veniva ucciso Martin Luther King neppure troppo tempo fa. È stato primo pensiero di fronte ai Pinot Grigio vinificati come sono davvero: color rame, più o meno sporco, vagamente metallico, tendente a una leggera rosatura. Il primo l'abbiamo incontrato, io e Michele Isman, skipper di Gaea, in Trentino: Pinot Grigio ramato 2006 Gaihrof. Ha accompagnato l'euforia di una grande giornata di pesca sull'Avisio e un paio di belle trote marmorate bollite con tutti gli aromi del caso. Che carni! E il vino, un po' rustico, faceva il suo dovere. Mancavano gradi all'estate, ancora usciva il vapore a fiatare la sera.
Un altro Pinot Grigio dal colore intenso, l'ho bevuto addirittura spumante, metodo classico, Vendemmia Susanna 2004 Ganaghello, un pas dosé di un'acidità e una freschezza paurosi, da perderci la testa. E lo fanno in terra di spumanti seduti e noiosi, quasi entreneuse abboccate: Castel San Giovanni, Oltrepò con un piede nel Piacentino e l'altro nel Pavese.
Ma il ramato che mi ha davvero sedotto lasciandomi sospeso tra i pensieri con il bicchiere in mano lo fa un signore d'origine toscana nell'Isonzo friulano. Paolo Benassi è il nome del produttore, La Bellanotte la cantina, Conte Lucio 2007 il vino. È bello di un fulgore antico, è vero come la terra e profuma di quelle strade lungo i canali costeggiate di salici ed esplosive d'erbe campestri. È bicchiere da ululato notturno, da vecchia Europa, da libro piegato alla pagina lasciata per dopo. Ho aderito a Non americans for Barack Obama as next president.

Via della Fiera, Rimini. Vediamo l'auto in lontananza lontana e attraversiamo, sul tandem, io e Giulia, mia figlia. La lontanza sai è come il vento... E quindi l'auto acquista velocità, poi si accorge dei poveri ciclisti e frena. Avvocato al volante pericolo costante, così il principe del foro sedicente urla e sbraita che quelle sono strisce pedonali. Gli mostro il cartello di attraversamento per cicli. Lui grida d'essere avvocato: vuole che non sappia? si sgola paonazzo. Evitiamo di proseguire il mortificante contenzioso. Abbiamo imparato che: in certe facoltà di giurisprudenza il cartello qui sopra a destra viene confuso con quello a sinistra. Non solo: lo scambio autorizzerebbe ad uccidere chi eventualmente attraversi con mezzi impropri. Viva i cretini. Non so il nome del principe forense, lo conoscessi consiglierei di starne alla larga, in tutti i sensi.
Riminizzare significa costruire dove capita, allegramente, abbondando col cemento. Lo dice il Dizionario ragionato della lingua italiana di Angelo Gianni e Luciano Satta. Ovvio quindi che di fronte a nuove idee di riqualificazione del lungomare di Rimini (approfondimenti qui e qui) la paura di una nuova riminizzazione è legittima. Al di là che i progetti piacciano o non piacciano, siano avveniristici o d'antan, innalzino torri o promettano verde ad ogni crocicchio di strada, quello che lascia perplessi è perché il lungomare vada riqualificato sotto il profilo urbanistico. Non sarebbe meglio cominciare a riqualificarlo da un punto di vista della qualità della vita? Pedonalizzazione, eventi, momenti di incontro e di aggregazione... Cose che costano poco, fanno vivere meglio e non riminizzano. Con questa idea partecipo al Forum sui nuovi progetti per il lungomare che si svolge a Rimini lunedì 30 giugno alle ore 16,00 all' Accademia di Belle Arti LABA. Ad organizzare l'incontro la Galleria Fabjbasaglia che ha coinvolto artisti, critici, storici, professori universitari, scrittori, insomma un po' di quelli che in altri tempi si chiamavano intellettuali: Isabella Bordoni, Fabio Bruschi, Giorgio Conti, Vittorio D’Augusta, Paolo Fabbri, Fabio Fiori, Sabrina Foschini, Alessandro Giovanardi, Piero Meldini, Piergiorgio Pasini, Giuseppe Prosperi, Gilberto Rossini, Luciano Sampaoli, Giovanni Tiboni.
Il nome della manifestazione in italiano e quasi imbarazzante, ma in tedesco deve suonare in tutt'altro modo visto l'interesse per Subkulinaria, rassegna che si terrà a Colonia dall'8 al 17 agosto e che vede coinvolti dodici artisti di sette nazionalità differenti. Tra questi Davide Dutto che porterà le immagini del Gambero Nero, il libro sulla cucina in carcere che abbiamo realizzato insieme nel 2005. Subkulinaria è un'iniziativa di Cultura21.
Per chi abbia voglia di sentire un po' di tedesco qui c'è un'intervista audio che ho rilasciato alla Radio pubblica tedesca WDR. Il Gambero Nero è anche stato presentato nel 2006, sempre a Colonia, all'Istituto italiano di cultura.
|
|
19/06/2013 @ 13.33.51
script eseguito in 141 ms
|