Di cosa parla Barafonda, il mio ultimo romanzo
Ma come fai ad essere così tranquillo quando presenti i tuoi libri? Mi hanno chiesto l'altro giorno. Beh, ho pensato, perché ho il critico e poeta Paolo Vachino che mi rassicura. Quando dovevamo fare la prima presentazione di Barafonda ero preoccupatissimo, dicevo a Paolo: non so cosa raccontare di questo libro...
E lui mi ha risposto: non ti preoccupare, anzi, è sano che tu non riesca - ancora - a parlare di Barafonda.
È un libro che racconta di un uomo stretto nella morsa di due acque, di cui una non riesce a coglierne il senso e la sensualità;
di tanta bile che trabocca alchemicamente in parole, di tanto alcool che, seguendo la legge di gravità, aggrava apparentemente alleviando la convivenza quotidiana con la catastrofe;
di una società italiana che non riesce a mescolarsi come le piante dell'orto sinergico (orto sintattico è un piccolo capolavoro di ironica intelligenza dell'autore....);
delle donne che riescono sempre ad annoiarsi prima loro e però continuano a stupire e a stupirsi;
dei figli, della malattia, della morte, dell'amicizia, del rancore, del precariato, del lavoro, del denaro, del rispetto, dell'ipocrisia;
dei pezzi di carta sventolati come bandiere vuote ma legittimanti un ruolo e dei pezzi di carta mancante bruciati come bandiere infedeli alla cattoborghesità dominante;
dell'amore per la lingua italiana, dell'amore per le proprie origini;
dell'anarchia così radicata ed espressa fino all'estremo gesto di lasciare le ultime volontà funeralizie scritte sopra un'altra volontà già espressa dallo zio, gesto che spregia ogni forma di autorità e di regola;
della famiglia reale e della famiglia ideale;
della complicità;
della franchezza di Franco;
della musica che per le ultime generazioni della storia ha sempre creato comunità di pace e inebriate di futuro.
È perché hai scritto tutte questo cose in un libro che non sei - ancora - pronto a parlarne.
Poi abbiamo cominciato a raccontarlo, nelle librerie, nelle case degli amici e le cose da dire sono arrivate da sole.
Leggetelo Barafonda. Regalatelo anche, a Natale magari, che di aver ricevuto in regalo i miei libri non si è mai lamentato nessuno. E poi dentro c'è pure uno stravagante pranzo natalizio.
|