Sul treno la luce colpisce di taglio la pagina di Bianco, il romanzo appena uscito di Marco Missiroli. Ripiego i giornali, sull'Almanacco dei libri di Repubblica leggo il titolo dell'ennesimo libro sulle nuove tecnologie: Facebook, domani smetto. Allora mi sono ricordato di certi pomeriggi da ragazzo, con l'odore della carta che usciva forte dalle pagine di Corto Maltese e dai libri di avventure, Giulio Verne ed Emilio Salgari. E anche lì la luce era di taglio. Oggi la vita, almeno la mia, è cadenzata, dal tempo elettronico. Ecco, io non ho niente contro Facebook, lunga vita!, e so anche che pure mi converrebbe perché per uno che campa dei libri che vende forse è meglio avere una certa visibilità. Ma io vorrei giocare altrove col tempo, con la mia vita, con la parola amici: ne ho pochi, ma veri, non 1499 spesso ignoti. Così ho spinto il pulsante: cancella account. Facebook mi ha chiesto di non farlo, mi ha fatto vedere i volti degli amici che avrebbero sofferto. Fa effetto il marketing degli affetti, sono rimasto titubante per un attimo. Poi ho spinto il pulsante e sono uscito. Via da Facebook. Solo le 15,38, il treno entra alla stazione di Bologna.
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