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Cremona capitale del Po
Di Michele Marziani (del 05/06/2007 @ 00:24:55, in Viaggio lungo il Po, linkato 577 volte)

Pieve San Giacomo, Cremona. Annibale Volpi, classe 1938, ex conchista e meatore di Isola Serafini, è forse la memoria più storica del Po cremonese che siamo riusciti a incontrare. Ne parla come si fa dei figlioli, dei loro successi nello studio e nel lavoro, delle difficoltà, dei rischi che la vita fa correre loro. A Cremona il Po mostra i muscoli di un corpo sano, di un fiume che è tutt’uno con la città, caso unico da Delta fin quassù. Sulle sponde ci sono bar, ristoranti, circoli di motonautica, storici circoli dei canottieri, roba da tremila, quattromila, soci paganti dove ci sono campi da tennis, palestre, scuole di canottaggio, centro estivo per bambini. Un mondo. Vistiamo la perla di questo mondo, il circolo canottieri intitolato a Leonida Bissolati, non a casa socialista. Cremona è, per attenzione, amore e frequentazione, la capitale del Grande Fiume, quello che ci siamo aspettati ovunque e qui l’abbiamo trovato. Acqua vissuta, che aggrega, racconta, fa parte del tessuto cittadino. Il Po a Cremona è signore tra i signori, è fiume rispettato, onorato, in qualche modo persino idealizzato.

In bicicletta ci si avventura dei dintorni alla ricerca dei prodotti tradizionali. Anzitutto il torrone che assieme al torrazzo (il campanile del duomo) e alle tette (di cui sono orgogliose le donne locali e, immagino, pure gli uomini) fanno di Cremona la città delle tre ti. A Vescovado troviamo Massimo Rivoltini, titolare assieme ai fratelli Marina e Cristiano, dell piccola industria (o grande bottega artigiana?) che fra integratori alimentari di ogni genere produce, con orgoglio, in mezzo a tante altre cose, con miele italiano e argentino () il vero torrone di Cremona, quello che ha la consistenza del vetro e si rompe se sbatte a qualsiasi superficie dura... Il torrone per il quale ci vogliono i denti. Poi raggiungiamo Cicognolo dove si trovano Diego e Luisa Luccini, fratello e sorella, produttori di mostarde tradizionali, quelle che non sono belle come la frutta colorata dell’industria, ma sanno di frutta, fanno sentire il piacere della senape e il profumo della materia prima. Da perdersi. E ci siamo persi. Ritrovando alla fine la vecchia via Postumia che ci riporta a Cremona. Cena all’osteria la Sosta di Cremona con un culatello di 20 mesi che fa venire la pelle d’oca prodotto da Caretti e vari piatti di cucina cremonese. Adesso il sonno ha il sopravvento su tutto. Domani il nostro viaggio finisce: Isola Serafini e Piacenza sono le tappe. Un abbraccio ai ragazzi di Random a Pizzighettone e a Giovanni del Birrificio Lodigiano per il sostegno al nostro viaggio.