
Qui è nato tutto. A due passi dal lago di Garda, a Soprazocco di Gavardo, Brescia, porta della Valle Sabbia. Senza la Trattoria Pegaso, senza Adriano Liloni, non sarebbero mai esistiti i Sovversivi del gusto. Non si sarebbero mai incontrati. L'uomo è un vulcano in eruzione permanente, in fiumana di parole e ognuna delle tante definizioni che gli sono state appioppate in questi anni non riesce neppure a rendere l'idea di chi sia Adriano Liloni perché lui è sì l'hobbit dei sapori, il troglodita, il lancillotto dal mestolo d'oro e anche quello che quando parla in dialetto bresciano si mangia le parole, ma alla fine è una sola cosa: autentico. Senza se e senza ma. Se non capisce niente non capisce davvero, quando guarda lontano lo sta facendo col cuore. Nessuna mediazione, nessuno specchio. Quel che si incontra è l'uomo. Da conoscere. Magari per evitarlo di tanto in tanto. Per questo ancor più stupisce la dimensione golosa e garbata della cucina della sua trattoria. In un ambiente che se ti giri da una parte sembra una di quelle baite da gita ai rifugi alpini e dall'altra una galleria di arte celtica, un covo di elfi, ma anche l'osteria fuoriporta dei castelli romani... Insomma, in un posto così ti aspetti come minimo i mortaretti e i raudi nel piatto. La polverina per starnutire nel vino. Invece no. All'ora di pranzo e di cena Adriano Liloni trova la misura, la taglia giusta: quella dell'oste. Lui è oste per antonomasia. Lì mette in gioco quella sensibilità che gli ha permesso di mettere insieme il mondo dei Sovversivi del gusto. Trova il freno, lo spunto, la carambola di genio, scherza, lazza, prende in giro, cincischia, usa il sesso, la battuta grassa, non greve, come chiave di volta per strappare la risata a volte un finto imbarazzo. E si fa voler bene. Una maitresse di un casino del gusto, gli piacerebbe sentirsi definire per compiacersi, invece è il croupier di un casinò dei sapori. Sapori confezionati in cucina da altri, Franco e Nadia, ma pensati al mercato da lui e proposti al tavolo a voce perché il menù cambia ogni giorno. Materia prima di gran classe e mano di cucina che non tentenna. Un posto dove potresti mangiare tutti i giorni, dove gli spaghetti alla polipante (fa la rima: polipo, porcini e cappesante) sono proprio come vorresti cucinarli tu, se solo fossi capace. Dove se non hai spazio per i buoni dolci arriva comunque in tavola un gelato con le bacche di vaniglia o un pezzetto autentico di Bagoss d'alpeggio. Devi solo scegliere il percorso, tra i pesci di mare e le carni bresciane, poi la strada è segnata costellata di risotti esemplari, di robuste fiorentine di Bruna Alpina con patatine di montagna al forno con tanto di buccia croccante, di squisita pescatrice alla catalana...
Sui tavoli l'olio, ogni tavolo una bottiglia diversa, di un luogo differente, vera carta geografica di questa passione terrena che Adriano Liloni incarna davvero e propone ogni giorno nella sua trattoria.
Questa è una nuova tappa del viaggio che sto facendo con il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto. Quelli nella foto siamo Adriano Liloni (in piedi) ed io. Chi si fosse perso qualche puntata può leggerla qui.