
È tutto lì, in un pugno di riso all'ombra del Monte Rosa. In un triangolo d'acque che sono zanzare d'estate e nebbie d'autunno: la Lomellina, tre lati fluviali, Sesia, Po e Ticino, e intere distese di risaie allagate fino al tempo della raccolta. Terra che esplode di acque e risorgive. Primo lembo occidentale di Lombardia. Qui più che altrove l'agricoltura si è fatta industria. E la difesa del buono e della natura è autentica resistenza. Sovversione. In campo. In risaia. Controcorrente.
Mi piace stare in campagna, non m'importa di andare in giro a parlare del riso, a fare marketing, io ho sempre voluto stare in mezzo alla natura, nel campi, dice e sorride Rosalia Caimo Duc. Semplicemente Lia. Azienda agricola Terre di Lomellina, a Candia Lomellina. Ma i suoi risi, le sue varietà antiche, fanno marketing da sole: nel piatto. Sono la storia del riso (e del risotto) italiano. Hanno sapori di cui neppure serbiamo il ricordo. Profumano di autentico, il suo Rosa Marchetti (quello vero, non il Loto spacciato sotto falso nome), il Nuovo Maratelli, il buonissimo Baldo, il regale Carnaroli...
È quasi un miraggio in campo il Rosa Marchetti con le spighe allettate dal vento, quelle alte oltre il metro, spazzate dai refoli, abbandonate dall'agricoltura chimica e intensiva perché difficili da ammaestrare, impossibili da ammansire, dure da tagliare... Ecco, lì un'intera risaia di Precoce Gallina... Ma chi l'aveva mai sentito un nome così? Eppure anche questa è varietà di riso antico. Archeologia alimentare.

Come antiche sono la casa e i campi di Lia. Lei no, è custode moderno di un territorio, è agricoltore, contadina per scelta, per laurea in agraria, per questa vita passata in una cascina che da sola è un mondo. Alice nel paese delle meraviglie, il capolavoro di Lewis Carroll: basta seguirla, come il coniglio bianco, lei, guidatrice di mietitrebbia, fumatrice di Toscano, quando mostra e racconta i trattori a ruote dentate, quando cocciuta coltiva biologico e converte al biodinamico, quando recupera i vecchi risi quelli che ormai si trovano solo nei polverosi trattati di agronomia di qualche archivio dimenticato, ma anche quando apre la porta di una casa d'altri tempi, poi varca la soglia del giardino che è verde di ricordi, colorato di rose, imponente di una farnia secolare, poi ancora il vortice conduce all'ottocentesca sala da tè che rammenta altri fasti e bastano due passi, un chiavistello ed eccoci nell'orto, anche questo naturale, grondante di sapori. E intorno campi, risaie, garzaie... Di fianco al Baldo, al riso, c'è la Garzaia della Rinalda dove nidificano le garzette, gli aironi di ogni specie e colore, dove vola il cavaliere d'Italia (no, non l'aereo di Berlusconi), mentre lungo i canali lasciati naturali, verdi di menta e artemisia, di erbe e fiori spontanei, si rivedono le farfalle, frullano le libellule, come prima della chimica. Anche le zanzare che ci massacrano sembrano più sopportabili in questo angolo di bello, fazzoletto di una Lomellina inattesa.
Questa è una nuova tappa del viaggio che sto facendo con il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto. Chi si fosse perso qualche puntata può leggerla qui.