Non si aspetti i pesci di allora. E nemmeno quelli del libro.
Arriviamo a Masi di Cavalese di buon mattino, ma non all'alba, tanto i permessi oggi sono solo giornalieri e troppo presto non li fanno. L'auto è stracarica di aspettative, tutte sotto forma di stivaloni, canne da pesca, esche artificiali...
Entriamo nel bar e sembriamo tornati bambini. Chiediamo notizie, facciamo il permesso, scambiamo battute. Gli avventori ci guardano e non scuotono la testa per una sorta di rispetto per i forestieri. Facciamo domande come fossimo in Alaska. La signora ci guarda: già venuti da queste parti?
Venticinque anni fa, rispondo, leggendo un libro. La prima volta è stato nel 1984, facevo la strada con la Panda nera e L'amo e la lenza aperto sulla pagina dell'Avisio per non sbagliare meta.
La barista sospira: sono cambiate un po' di cose, non si aspetti i pesci di allora. E nemmeno quelli del libro.
Tratto da La trota di Mario, nel libro Un ombrello per le anguille, la mia raccolta di racconti sull'acqua. In libreria.
English abstract: this is a passage of my new book of short stories Un ombrello per le anguille (An umbrella for eels).
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