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Il mito del posto fisso
Di Michele Marziani (del 22/04/2010 @ 06:50:28, in Fuori dal mercato, linkato 788 volte)
L'altro giorno ho espresso una piccola battuta d'invidia nei confronti di un amico finalmente assunto in un ente pubblico e dignitosamente stipendiato tutti i mesi. Proprio tu dici così? mi ha risposto il mio interlocutore. Vero, io non saprei starci tre ore dove è impiegato il mio amico e ho l'allergia per il lavoro organizzato. Allora da che mi veniva l'invidia? Credo da questa convinzione che sta serpeggiando un po' fra tutti che il posto fisso sia una sicurezza, non una prigione. E da dove arriva questa idea? Dall'insicurezza del vivere precario, dal fatto che le regole di una vita lavorativa libera le fanno sempre i padroni, come al tempo delle fabbriche. Ecco, negli anni Settanta le prospettive erano queste: finire in fabbrica, o in banca per chi veniva dalla piccola borghesia. E le risposte erano il rifiuto del lavoro, la rinascita dell'arrangiarsi, i semi del precariato per scelta. Oggi se pensi che si possa vivere anche senza lavorare, in senso produttivo intendo, non senza fare, ti guardano come uno scemo, anche da sinistra, anche dalla sinistra estrema che invoca il posto fisso, ovvero la tomba della creatività, la fine del tempo proprio. Io credo ancora nella fine del lavoro.
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# 1
Sono quasi d'accordo, se non fosse che il posto fisso noioso e sicuro lo considero il "minimo" per farsi una vita "normale"... cosa che invece mi (ci, mi pare di capire) è negata.
Di  miloz  (inviato il 22/04/2010 @ 13:57:20)
# 2
Sì, è vero, ma credo che siano necessarie battaglie di profilo più alto per farsi una vita normale anche senza posto fisso. Ad esempio immaginando un welfare capace di sostenere le persone quando non lavorano e in questo modo impedire che uno debba lavorare per non morire di fame... Discorso lungo, ma pesare al posto fisso come unico modo di campare significa fare il gioco del padronato (da quant'è che non scrivevo questa parola?)
Di  Michele Marziani  (inviato il 22/04/2010 @ 15:12:26)
# 3
si chiama flexecurity ed è il modello scandinavo.
in olanda danno un reddito agli artisti in attesa che si realizzino (e possono anche non realizzarsi mai.
Di  paolo severi  (inviato il 07/05/2010 @ 22:07:25)
# 4
u for taking thtrue religion salee time to publish this
Di  true religion sale  (inviato il 12/07/2012 @ 07:50:28)
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