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Mia nonna Maria Anzivino, figlia di ristoratori e moglie di capostazione, univa le virtù di entrambi: saper cucinare e viaggiare. Così dei luoghi dove nonno Tommaso Marziani veniva mandato a suonare fischietti e ad alzare palette lei imparava a riconoscere e a riprodurre i sapori migliori. Per questo la cena della vigilia cucinata dalla nonna, per quanto "di magro", era infinitamente meglio del pranzo di Natale imbastito dagli altri parenti: anguilla, baccalà, cavoli, aringhe, sarde in saor (benedette le stazioni del Triveneto) e, soprattutto, gli insuperabile spaghetti aglio, olio, peperoncino, acciughe e olive nere, detti per noi bambini spaghetti con gli scarafaggi proprio per via delle olive. Fuori c'era la nebbia del basso Piemonte, a tavola l'Italia intera vista dai treni, anzi, dalle stazioni.
Il cenone della vigilia è sempre speciale. Anch'io per tradizione mangiavo gli spaghetti con le acciughe (bigoli con la sardea). Tanti cari Auguri e a presto.
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