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I muri che non vediamo
Di Michele Marziani (del 10/11/2009 @ 08:57:31, in Appunti, linkato 555 volte)
Me lo ricordo come ieri, seduto sui gradini di una piazza, mentre crollavano i pezzi del muro di Berlino, quel misto di euforia e di disincanto. L'euforia della libertà, il disincato di sentire, forte, nell'anima, che i muri prossimi futuri sarebbero stati muri non verso est, ma verso sud e sarebbero stati, soprattutto, muri invisibili. Che accozzaglia di sensazioni la storia. Che fregatura il tempo che fa passare vent'anni e non te ne accorgi. Mentre pensavo questo, alla cassa della Coop, ho incontrato un muro e ho fatto finta di non vederlo: quello tra la mia spesa e il carrello della ragazza del Ghana col bambino al collo, poco latte a lunga conservazione, primo prezzo, sei litri a 2 euro e qualcosa.
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# 1
Sono proprio i muri invisibili i piu' duri da abbattere.
Di  Fausto  (inviato il 10/11/2009 @ 11:00:19)
# 2
sì, la storia non ci insegna proprio nulla. I muri sono sempre più numerosi e purtroppo per la maggioranza sembrano sempre più indifferenti
Di  Tina MOdotti  (inviato il 10/11/2009 @ 14:49:45)
# 3
caro michele, capisco benissimo. e ti diuro' di piu' vai sul blog sovversivo e guarda una realta' tutta italiana del nord est....purtroppo e' tutto vero.
Di  liloni adriano  (inviato il 10/11/2009 @ 17:48:03)
# 4
La vigilia del due di novembre ultimo scorso: io con un carrello robusto dei nostri (spesa ricca per gli ospiti del weekend in barca: pesce affumicato, salumi, vini...), l'anziano signore dietro di me nella fila alla cassa, non proprio ben vestito, con due grossi lumini da cimitero in mano, e basta; logicamente gli propongo di passare avanti; mi sorride, ringrazia, mi dice che tanto lui ha tempo; mentre stipo nelle borse la mia cambusa d'ogni ben di dio, assisto alla sua discussione con la cassiera perché a lei, i lumini, risultano costare un euro e cinquanta ma lui insiste di aver preso quelli da uno e venti; mi vien voglia di intervenire e di offrirmi di pagare la differenza, mi vien voglia di invitare il signore a cena, di dirgli qualcosa.
Lo saluto con un sorriso e me ne vado per la mia strada: con la sensazione addosso, proprio come te, del muro.
Vado di fretta, arrivano gli ospiti, mi scordo del signore e dei suoi lumini. Mi fai ricordare tu di lui, e dei suoi occhi.
Di  Michele Isman  (inviato il 13/11/2009 @ 06:09:36)
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