In fuga dal Po, tra i lettori di Pordenone
Eccoci a Pordenonelegge, in mezzo a una nutrita schiera di giovani lettori che affollano il centro, pronti per l'incontro/intervista di Andrea Cortellessa a Michel Butor. Veniamo dalle campagne reggiane, dalla cena di ieri sera sulla motonave Stradivari dove capitan Giuliano Landini ha tentato di deliziarci con i buoni piatti a base di pesce di fiume che avevo incontrato durante il mio viaggio sul Po. Ma ieri era venerdì di festeggiamenti sulla motonave, con cori campagnoli in crescendo da stadio e tantissimi coperti da riempire. E in Italia chi sa tenere alti, insieme, il livello della cucina e i posti a tavola, sono davvero in pochi. Non abbiamo mangiato male, per niente, c'è uno stile fluviale in cucina e si sente. Però il caos della gioventù cantante che capitan Landini non poteva prevedere sarebbe stato letale per qualunque cena. Siamo sbarcati prima che la nave salpasse per una notte di danze sul fiume. Come dire, non abbiamo l'età. E così abbiamo dormito, molto bene, nell'hotel Sporting di Campagnola Emilia. Non prima di esserci bevuti, io e i mai abbastanza citati curatori Flaminio Balestra e Massimo Balestra (l'altro curatore, Isabella Bordoni, era partita), una corroborante birra artigianale in una giovanile osteria di campagna discutendo di Gadda, di Pavese, di Lajolo, di Pizzuto e scoprendo che uno che vanta 120 distillati in cantina non tiene al banco del bar una bottiglia di Fernet Branca. Misteri della provincia. Intanto, sempre nella serata di ieri, Michel Butor è stato intervistato dal bravissimo Enrico Chierici per la Gazzetta di Parma. Domande sul rapporto tra cibo e letteratura. Rapporto stretto, strettissimo, perché scrivere un libro, dice Butor, è come cucinare un piatto. Con tutto quel che ne consegue in fatto di materie prime, conoscenze, alchimie, ingredienti da mettere in gioco. L'intervista è stata anche un'occasione per trarre le conclusioni del viaggio goloso: in Italia ci sono molti buoni ristoranti nella provincia, in Francia più facilmente nelle città. E il vino? Dice Butor: ho scoperto che in Italia ci sono tantissimi vini molto diversi tra loro. Ho avuto l'impressione che oggi ci sia una grande passione e attenzione a produrre il vino... e io ne approfitto. E noi con lui.
Domani, domenica 23 settembre, esce sul Manifesto un articolo su Michel Butor (il giornalista sta scrivendo accanto a me nel microscopico e caldissimo ufficio stampa di Pordenonelegge) si parte per Belluno dove si inaugura la mostra Michel Butor tra libri e manoscritti.
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