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L'Artesin, i sapori delle nuvole
Di Michele Marziani (del 20/10/2008 @ 21:21:40, in Tra i Sovversivi del gusto, linkato 863 volte)

Se ci fosse un premio per il coraggio di rimanere ancorati alla propria terra, alle proprie radici, alla propria storia, noi lo daremmo a Lorenza Bruna Rosso, 31 anni, che resta tutto l'anno a vivere nella sua Elva, esplosione di fiori e natura d'estate, ma durezza e silenzio d'inverno. Neve e ghiaccio e strade dove piovono sassi e scivolano le ruote sui tornati e fanno temere l'orrido. Neppure un negozio. Qui sale solo il postino nella brutta stagione. E si parla con le aquile, quelle sì, ci sono. C'è la bandiera Occitana, della nazione non nazione che ancora parla la lingua d'oc, che sventola su Elva, angolo isolato di montagna piemontese, Val Maira, passaggio per la Val Varaita. Lorenza del nostro premio però non se ne farebbe nulla, perché poi, spenti i riflettori, la vita continua, dura, durissima, estrema. Ricca di cose che stanno solo nell'anima. Se non sei nato lì non puoi immaginare. Il pensare moderno, forse il buonsenso, farebbe fuggire tutti da qui per metà dell'anno. Invece un pugno di persone resistono. E salvano la montagna italiana, in questo caso quella cuneese a un passo dalla Francia. Ecco, allora invece di dare un premio inutile a Lorenza facciamole visita, risaliamo la strada selvaggia del Vallone dell'Elva per andare a mangiare a L'Artesin, nome locale del rododendro e dell'agriturismo di Lorenza voluto e gestito con i fratelli Walter, Corrado e Paolo e con le mogli degli ultimi due, Manuela e Mariangela. Una storia di famiglia, nata da papà Emilio e mamma Clementina, piccolissimi allevatori in questo paese che è famoso per i suoi "cavié", raccoglitori e commercianti di capelli per le parrucche di tutto il mondo. Borgata Clari, 1562 metri di quota. I Bruna Rossa fanno formaggio, la toma di Elva, e vitelli da carne. Sessanta vacche con i campanacci rumorosi, i muggiti e gli odori di animali d'altri tempi. Il formaggio non ha mercato, non ha negozi, lo portano via tutto i clienti dell'agriturismo, chi sale quassù per passare qualche giorno (è possibile anche in inverno) o semplicemente a pranzo e a cena (solo da aprile, maggio, a novembre, ma varia a seconda della neve e della stagione). Ad assaggiare i formaggi si sentono il latte, la ricchezza dei pascoli, il tempo scandito dal nulla. Ci si può commuovere di fronte a un formaggio così, fatto da un legame antichissimo tra uomo e natura. E nient'altro. Estremo e dolcissimo. Accompagnato dal miele sovversivo di Floriano Turco. Bandiera di una cucina che è semplice e per questo invitante, fatta di niente, di quello che si trova qui, in montagna. In tavola arrivano i prodotti dell'orto lì dietro, le squisite patate rosse, i fagiolini, i cavoli, le zucchine, la polenta di grano saraceno, gli gnocchi con la zucca, o quelli occitani impastati col formaggio e conditi col burro che si chiamano ravioles, lo spezzatino alle erbe di montagna o l'arrosto dei manzi di casa, tutti di razza piemontese, la panna cotta che qui è tutta un'altra cosa rispetto a quella che si conosce. Da un latte incredibile, il sapore delle nuvole.

Questa è una nuova tappa del mio viaggio con il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto. Chi si fosse perso qualche puntata del nostro viaggio può leggerla qui.

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# 1
Che meraviglia, Mic...
Un luogo in cui vorrei mettere il naso, e il cuore.
Di  Michele Isman  (inviato il 20/10/2008 @ 21:40:06)
# 2
Sì, caro Mic, un posto davvero unico, bellissimo
Di  Michele Marziani  (inviato il 20/10/2008 @ 22:54:12)
# 3
Non ho mai mangiato i ravioles
Di  Orazio  (inviato il 21/10/2008 @ 19:24:14)
# 4
Dopo che ho letto, sono venuta qui nei commenti e... ho visto che già un lettore (Michele Isamn) aveva scritto le stesse parole che mi sono nate dentro dopo la tua descrizione. Quindi non posso che sottoscrivere.
Di  Carla  (inviato il 22/10/2008 @ 10:27:39)
# 5
Che meraviglia la Valle Maira, per un lupo solitario come mè che con la sua moto in estate- lavoro permettendo- ma meno male che c'è. Passavo dal fondo valle circa 4 anni fa un giono di fine estate un pò uggioso, ma che non minacciava poggia, no questo no, ma non ricordo piu esattamente per quale motivo, la mia mente mandava segnali di tristezza, forse la fine di un amore trascinato per un tempo troppo lungo.. va bè ma questa è un altra storia. Fatto stà che vedo il segnale per Elva, svolto e comincio a salire e così anche il mio stato d'animo ricomincia a dare segnali di ripresa.... bello mi dico tra me salgo e per sbaglio non svolto a Elva ma continuo su una strada a me fino ad allora sconosciuta, le 12 sono passate e l'appetito si comincia a far sentire, incontro un cartello che dice agriturismo, e lo seguo..così mi imbatto, per caso nell'Artesin. Entro con un po di timore sembra un abitazione di una fata, e chiedo se posso pranzare,,, a questa mia domanda mi viene risposto da una Bellissima persona con un sorriso- Si certamente si accomodi. E da quel giorno L'Artesin e diventato il luogo dove fuggo dal caos e per qualche ora sogno di essere lassù tra le nuvole come le Aquile che volano alto , sole ma felici e padrone di se stesse. Io uomo di mare, e la tristezza poi mi avvolge come il miele quando mi desto e devo ripartire per casa, interrompendo il mio sogno.... ma solo interronpedolo non abbandonandolo... Ciao Elva .
Di  Ivo Alpicrovi  (inviato il 27/09/2009 @ 21:52:48)
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