L'olio buono di Vicopisano

Campagna olearia. Girano a pieno regime le macchine dell'Antico frantoio toscano del Rio Grifone, il rumore si fa sempre più forte mentre le olive scivolano dalle cassette areate e prendono la via della spremitura... Poi è il profumo d'oliva a creare il silenzio. Non si sente più nulla se non l'annuncio olfattivo di come sarà l'olio nuovo che si sparge nell'aria. È un tempo sospeso, interiore, che rende all'improvviso il mondo intorno ovattato. Allora si guarda verso gli ulivi dell'azienda agricola Frantoio di Vicopisano, si respira forte e si vede la torre del Brunelleschi svettare sull'omonimo borgo, Vicopisano, antico insediamento fortificato in riva all'Arno e oggi angolo di una Toscana tranquilla e prorompente di natura, silenziosa, appoggiata al Monte Pisano. Pisa e il mare sono vicini, come dietro l'angolo è Lucca. Qui l'olio e le olive sono più di casa che in altra Toscana, tanto che si sussurra che Giuseppe Mazzini finanziasse la sua Giovine Italia vendendo a Londra l'olio di Buti, altro comune a due passi. Cosa sia vero e cosa no i documenti non lo dicono, ma dalla cime della torre del Brunelleschi è evidente che da Vicopisano sia passata la storia. Come oggi la storia dell'olio di Vicopisano e del frantoio annesso, quello del Rio Grifone, passa attraverso quel migliaio di famiglie che arrivano qui ogni anno a molire le olive, le migliori toscane. Ognuno porta le sue e se ne va col proprio olio. Ma da una cert'ora in poi non ce n'è per nessuno, si frangono esclusivamente le drupe di casa, raccolte a a mano dalle tremila piante, quasi tutte dell'eccellente varietà Frantoio e si fa l'olio di Vicopisano, da agricoltura biologica con tanto di marchio Igp Toscano. È olio dorato pennellato di verde, profumato, fragrante, con un piccante buono che sa commuovere e una dolcezza toscana che sa accarezzare. Ed è anche questa dell'olio una storia di famiglia: con Nicola Bovoli che lasciate sempre più le redini dell'editoria e della comunicazione dove ha impegnato la vita (quella professionale), ha seguito il profumo d'infanzia, la terra della moglie Lucia, la passione per le cose buone, i due nipotini e ha costruito questa realtà che non è solo olio, ma anche piante di kiwi (e gustosa confettura e barattoloni sciroppati e curioso liquore chiamato Kiwino...), squisiti filetti di cinghiale sott'olio e una vigna a Sangiovese che dà un vino di stampo piacevolmente contadino, il Ceppato, e un Vin Santo miracoloso prodotto assieme all'amico Ottavio Balducci. È la storia di Simona Bovoli Porretta, la figlia di Nicola, che nell'azienda vive con i due figli piccoli e manda avanti gli ulivi assieme ad Alessandro Scotti, un agronomo giovane e moderno e a Marino Mazzaccherini, il fattore di sempre. Ecco il segreto, il nuovo e l'antico. All'ombra della torre del Brunelleschi.
Questa è una nuova tappa del viaggio che sto facendo con il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto. Nelle foto la torre del Brunelleschi vista dal frantoio di Vicopisano e un momento dell'incontro con Nicola Bovoli, tra tante altre cose anche fumatore di pipa.
Chi si fosse perso qualche puntata del nostro viaggio può leggerla qui.
Sta vedere adesso che coll'olio del Granduca di Toscana si pagavano i repubblicani...
Di
Anonimo
(inviato il 15/10/2008 @ 09:03:47)
Ma dai cosa sono queste sciocchezze del passato. L'olio è buonissimo mi ricordo che lo compravo su Esperya di Tombolini. Poi ho smesso. Buon promemoria. Grazie Michele. Orazio
Di
Orazio
(inviato il 15/10/2008 @ 09:58:30)
Prego. Sì, ai tempi di Esperya era uno degli oli migliori, tra i toscani era testa a testa con quello, più rustico, di Tobia Milla Moss. Sembra sia passato un secolo. L'olio di Vicopisano, comunque, è impareggiabile sulle canocchie, le cicale di mare, cotte al vapore: una nuvola di piacere...
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