Quattro bracciate di mare
Sono quattro bracciate d'Adriatico a fondo melmoso la distanza tra le generazioni. Quella lingua di mare che mio padre sapeva solcare col costume color vinaccia. Quella scudisciata di verde azzurro che mio figlio attraversa danzando con pinne di plastica che ne fanno uno squalo in miniatura. Ho stupore del ricordo e del presente. Non ho imparato ad infrangere questa distanza liquida, sono rimasto immobile, galleggiante, disteso sull'onda salmastra, capace quel poco che basta per non dover arrossire dicendo “non so nuotare”. So, conosco, il sistema di non andare a fondo. Non è servito a nessuno saperlo attraversare o no questo mare che si valica in piedi anche se si è bambini, dove Nettuno è benevolo e raramente s'affonda, s'annega, si sparisce nei flutti. Così penso mentre guardo l'orizzonte che si perde di fronte al bagno 94, lo stesso, inossidabile ai cataclismi dell'animo, ai terremoti silenziosi, alle separazioni. S'inarca nel suo saper sguazzare Ludovico. Rimpiango il giorno che ho smesso di accendere sigarette. Mi chiedo se valga l'età. Recupero la foto di quando io non ho saputo imparare. La guardo, senza capire davvero qual è l'attimo, lo scatto, il fotogramma, che ci cresce diversi uno dall'altro.
... come quando con Fabio, 20 anni in due, abbacinati e smarriti dal sole di luglio sul bagnasciuga della spiaggia di Milano Marittima al bagno Sesto, discutevamo del nostro futuro. Gli chiesi. Tu Fabio quando ti sposerai? "A 25 anni!" rispose sicuro. "Poi a 28 avrò un figlio". Ero sostanzialmente d'accordo con lui: "Anche a me pare che 25 anni sia un buon momento per il matrimonio e intorno ai 30 avere un figlio". Non so come mai, ma concordavamo anche sul fatto che le donne si dovessero sposare qualche anno prima dell'uomo, diciamo intorno ai 23. Sempre in quei giorni confusi e smarriti in ciò che fu, col pistolino coperto da uno slip cucito all'uncinetto da mia mamma, io e Fabio pianifichevamo il nostro di venire. Di tempo da quell'ingorgo di vita e morte ne è passato, uno zoppicaio di cose andate. Ora succede che ne abbiamo vissuti 44 di Natali. Del mio amico estivo e vacanziero Fabio non so più nulla, se non che intorno ai 35 anni ha divorziato con tal Flavia. Di me so che non mi sono sposato, non ho avuto figli e sto facendo a cazzotti con una grave malattia che mi ha letteralmente stravolto la vita. Vivi si nasce, morti si diventa. Perchè l’età, con tutta calma, disperde quel che credevo e non sono stato. Matteo.
Di
matteo
(inviato il 13/06/2008 @ 01:57:52)
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