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Navigare necesse
Di Michele Marziani (del 30/05/2007 @ 00:16:57, in Viaggio lungo il Po, linkato 1153 volte)

Occhiobello, Rovigo. Navigare necesse. C’è scritto da sempre davanti a quello che è stato l’istituto nautico di Rimini. Mi sono chiesto a lungo perché navigare fosse necessario. E non mi sono mai risposto, ma oggi, col motore in avaria che si è spento in mezzo a un Po che ha il doppio d’acqua e di corrente di una settimana fa mi è venuta in mente solo questa frase: navigare necesse. E il motore è ripartito, scalciando, roboando, tossendo, gridando quasi, perché in fronte a questa corrente 25 cavalli sono meno di uno sputo. Random è un bella barchetta, gli amici dell’omonima associazione generosi, ma il Grande Fiume chiede altro. Non altri natanti, ma sicuramente motori più potenti. Oggi, con tanta acqua ci è stato davvero chiaro. Abbiamo attraccato a Occhiobello, dove c’è il ristorante Mulino del Po. Richiamo bacchelliano e menù fisso per mangiatori abbondanti: 22 euro in cambio di antipasti a buffet con scelta tra circa quattro metri di piatti in fila indiana, due primi, cinque secondi, formaggio, gelato, caffé, grappa, vino, acqua... Non è il paradiso dei gourmet, ma dal 1984 e un altro dei pochi presidi, delle fortezze da Deserto dei Tartari (grazie Massimo per la suggestione...) che stanno sul Po. Perché per il resto è tutto finto: demagogia dei politici, ci dicono, sul fiume non c’è nulla. La benzina è un’illusione, gli attracchi i soliti pontili in mano a nessuno o al buon cuore di tre pensionati.

La giornata però è stata ciclistica e bella. Vissuta attraverso la ciclabile che da Ferrara conduce a Bondeno a fianco del canale della bonifica Burana: acqua, pioppi, tigli e biciclette. In stagione tartufi. Silenzio e profumi. Magia di questo territorio che non sai bene se è vero o se è finto, se è distante nel tempo o perduto per sempre. Bondeno ha la piazza lunga chiusa dal Municipio, i barbieri che mi hanno tagliato i capelli nonostante l’età da pensione (la loro, of course...) e prodotti da modernariato: Borotalco Roberts, Endoten Control, acqua di colonia, brillantina Linetti... La barista ficcanaso e gentile. Ma l’istituzione del paese è il ristorante albergo Tassi dove ci accoglie Roberto Tassi, figlio di Enzo (con tanto di targa alla memoria per il suo amore per la gastronomia ferrarese), nipote di Augusto. Tre generazioni di ristoratori.

Gli anni si respirano tutti negli arredi vetusti, ma raffinati e accoglienti, nel servizio impeccabile, “di una volta” verrebbe da scrivere, nella cucina di tradizione che non concede deroghe: qui la salama da sugo è rito e alchimia, è ricordo ed archetipo, tanto da cancellare tutto quello che abbiamo finora assaggiato in materia. Sparsa con sapienza druidica e con cucchiaio magico sul puré di patate (il nostro) o di zucca. A fianco una meravigliosa lingua di cinghiale affumicata. Prima cappellacci di zucca al regù da manuale della cucina ferrarese e gustose tagliatelle alla salsiccia e fagioli. La coppa Tassi di mascarpone e cioccolato rinchiude la sorpresa: un amaretto bagnato nel rum, ma è rinchiusa in un’ancor più sorprendete coppetta d’acciaio, di quelle di quando si mangiava, da bambini, il gelato nella gelateria buona del centro. Roberto Tassi racconta dell’ultimo storione datato forse 1966 e lasciato frollare – perché le carni dei grandi pesci si frollano – nel giardino ristorante. Poi si lascia trasportare dai ricordi di caccia, che ancora si trovano nei piatti nella giusta stagione: germani, fischioni, alzavole, tordi, allodole, beccaccini, assieme a tartufi bianchi pregiati, salama da sugo e storioni erano i sapori ferraresi del Po. Metà sono scomparsi o sono finti. Però sulla via di Pontelagoscuro tera e acqua si mescolano e sorridono a due esploratori ciclisti. E noi si discute di alberi, di foglie, di frutta (quante pere...) e capiamo ancora una volta che questa campagna, che la campagna, è un luogo altro. A cui ci piace voler bene.

Nelle foto di Stefano Rossini, (qui il suo blog col suo racconto della giornata) ci siamo io e Stefano in bicicletta sulla ciclabile del canale Burana (beh, sì l’immagine dove c’è lui l’ho scattata io...), il rito del cucchiaio di salama da sugo sul puré al ristorante tassi di Bondeno (Ferrara) e la pilotina Random attraccata a Occhiobello, persa nel fiume che adesso è davvero grande.

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