Ferrara. Da qui dovevamo partire il 27 e qui invece siamo arrivati oggi. E non in barca, ma in bicicletta, dopo aver attraccato a Pontelagoscuro, approdo di gente semplice, gentile, che ci ha dato una mano a mettere a posto il motore che si rifiutava di sputare acqua (e quindi di raffreddare...). Persone che ti fanno sentire a casa e neppure troppo incapace (perchè incapaci a navigare, io più di Stefano, lo siamo davvero), ma che davanti a Circolo Cannottieri (5 euro al giorno per un attracco sicuro, con bar e ristorante che fa lo stufato di somarino) scrivono “sorveglianza notturna armata”, come fosse in corso una guerra.
E in fondo qui, su questo fiume Grande per definizione, si scontrano i pochi locali rimasti con persone che giungono da tutti i mondi. Questa, par di capire, è la guerra non dichiarata. Rendita di posizioni, civiltà, contro straccioni che da ogni parte del globo sono emigrati in questa terra di nessuno, su questo fiume abbandonato, in cerca di fortuna. Così gli ungheresi pescano i siluri e li caricano nei camion frigo destinazione Vienna o Budapest. E Bern Frederking che a Polesella ha ristrutturato un borgo sulla golena per chiamare persone a pescare dice, senza mezzi termini: “se rubano i pesci, noi abbiamo poco lavoro”. Noi chi? Qualcosa come una ventina di campeggi e luoghi dedicati alla pesca nel Po, quasi tutti in mano ad austriaci e tedeschi, che muovono qualcosa come ventimila persone l’anno, da marzo a novembre, provenienti quasi tutte dal nord Europa. Una piccola industria turistica sconosciuta. Il nemico? Gli ungheresi – “non tutti, sono quelli che rapinano il fiume”, sottolinea Berg - che rubano i pesci.
Stranieri, intesi come non italiani sono ovunque, perché i paesi a ridosso del fiume sono, appunto, terra di nessuno. O meglio, terra abbandonata, lasciata a chi arrivava. Con grandi sogni e grandi progetti come Berg che del suo
Angeln und Kultur ha fatto un gioiello di recupero architettonico o con il semplice desiderio di una vita migliore, come le ragazze ucraine di Pontelagoscuro o il signore che ci indica la ciclabile con chiaro accento dell’est d’Europa. A presidiare i porti solo italiani, sempre più invecchiati, sempre più isolati, come se il fiume fosse l’ultimo baluardo di qualcosa che si pretende italiano, occidentale. Non so dire, ma balza all’occhio.
Ferrara è provincia dove si dovrebbe vivere bene, si capisce perché in bicicletta le auto si fermano per farti passare. C’è turismo su due ruote e la città è pronta, ricettiva, “Città delle biciclette”, si legge sui cartelli. Viaggiatori slow, ma veri, che ci sono, esistono. Che convincono gli alberghi a far posto per i velocipedi. Già, stasera in albergo, su letti comodi, in un posto che si chiama Centro Storico e dai muri trasuda, davvero, la storia, quella del Novecento. Una stella, 40 euro a notte in due, niente bagno in camera ma un clima impagabile di altri tempi. Come di anni dimenticati sono i propietari, i cassetti, i libri polverosi, i pennini e i calamai della Cartoleria Sociale, luogo che dovrebbe essere meta di pellegrini alla ricerca di un passato, magari neppure remoto, fatto di cose e di odori che risuonano forte d'infanzia. Mentre gli infanti, quelli di oggi, alla darsena, fanno risuonare tamburi e trombe, pescando e fiatando, in preparazione di un qualche palio di sbandieratori. Musiche primordiali che ritmano il sangue anche di chi del Medioevo e delle rievocazioni può fare benissimo a meno.
Finalmente e cena: Antica Trattoria di Volano. Si mangia il salame coi pinzini, versione locale del gnocco fritto, poi tortellacci di zucca col ragù (all’altezza della fama e della fame) e pappardella al somarino (buone le prime, gustoso e saporito il secondo, ma insieme non c’era alchimia...). A seguire la potenza rinascimentale della salama da sugo con il puré e la seducente opulenza dell’anguilla marinata con la cipolla nel vino bianco. A innaffiare il tutto una bottiglia di Fortana fermo dell’amico Mirco Mariotti. Domani a Bondeno, ancora bonifica ferrarese, non in barca, ancora in bicicletta. Per riprendere in mano Random, la nostra pilotina, aspettiamo acque più calme. E serate di stelle.
Le foto sono di Stefano Rossini, di cui si può leggere qui un’altra versione, la sua, dello stesso viaggio. Dall'alto: il Po a Polesella questa mattina, prima che il tempo peggiorasse, uno scorcio del villaggio di Santa Maura ristrutturato da Angeln und Kultur. Chi scrive in versione da ciclista nel centro di Ferrara.
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