Detesto quello che è diventata la grappa: distillato tutto profumi e cuscini, nuance e coccole per il palato. Nemmeno fosse la cugina, peraltro povera, del Cognac. Se voglio sentori delicati e carezze cerco in Francia, nelle acquavite per signori. Mi piace invece la grappa cattiva, raschiante, ruvida, che sa di distilleria nascosta nel fondo umido, di freddo d'inverno, capace di scaldare gli animi e annegare i cattivi pensieri. Romano Levi nella piemontese Neive era forse l'ultimo dei distillatori da retrobottega con grappe dalle suggestioni violente, addolcite dalle belle etichette disegnate a mano. Con lui, se ne va un altro tassello minore di Novecento e, forse, scompare la grappa popolare, almeno quella della tradizione delle Langhe. Per uomini e donne, non per signorine e signorini. Alzando l'ultimo bicchiere è impossibile non pensare alla durezza poetica di certe pagine di Remarque e di Céline.
portamene una quando ci incontriamo con marco....
Anche a me la grappa di Levi piace molto. Mi dispiace che sia morto.
Di
Orazio
(inviato il 06/05/2008 @ 10:12:22)
Sono commossa, per noi Romano Levi è un pezzo di storia, il ricordo delle prime puntate in Langa agli inizi del '90 e l'immancabile pellegrinaggio, in tutti gli anni successivi, senza mai saltarne uno, al cancello della sua casa per avere una,due o nelle visite più fortunate anche sei bottiglie di grappa. La sua etichetta," visitato impianti tutto regolare" è grande, un motto che ogni tanto mi torna in mente, in situazioni sempre diverse della vita quotidiana, sancisce una normalità saggia,calma,paziente e sobria, come Romani Levi. Un giorno, ci ha portato nello stagno dietro casa sua, fra pesciolini rossi, ranocchi e gatti : " faccio la grappa ci ha detto- ma il mio mondo è questo-". Spero che i suoi fedeli aiutanti, suoi collaboratori storici, continuino a far la "sua" grappa. Abbiamo delle foto della distilleria non ancora ripulita,un antro" di streghe" buio, polveroso, pieno di ragnatele e i fumi avvolgenti dell'alambicco in funzione e la bottiglia della pennicilina attaccata con un cordellino alla botte per fare gli assaggi della grappa anche alle 10 del mattino. Custodiremo a ricordo l'innumerevole serie di bottiglie "seccate" incorniciate dalle sue dolcissime visioni di Langa.
Di
stefania
(inviato il 06/05/2008 @ 10:40:26)
Stupendo. leggo che vendeva le sue bottiglie, con le etichette buffe che si dilettava a disegnare una per una, a una ventina di euro cadauna, cioè mi immagino a quello che considerava il loro giusto valore fatto il calcolo dei materiali, dei consumi, del lavoro e di tutti gli altri costi. Chi sa a quanto si scambieranno, ora che è morto, le ultime bottiglie passate per le sue mani, con quelle etichette, le ultime per sempre, preziosità da collezionista. Se lo sapesse, immagino che ne sarebbe molto scocciato e scuoterebbe la testa. Chi oggi ha in cantina una di quelle bottiglie, sarebbe bello che avesse anche il coraggio di bersela con gli amici. La grappa, è fatta per questo. mic
Io Mic le etichette le ho, ma sono su bottiglie vuote, scolate da molto tempo 
Sarebbe giustamente scocciato, come dice Michele Isman, perché lui pensava che la grappa andasse trattata come ha fatto l'altro Michele: bevendola! Discorso tranquillamente applicabile al vino.
Mah, Tommaso, le etichette carine (fatte con amore) si può provare a staccarle dalle bottiglie e conservarle come fossero vecchie fotografie: foglietti d'amore, appunto. Di questo son sicuro non si dispiacerebbe, Romano dal cognome ingombrante, che non ho conosciuto né di persona, né pure - ahimè - in distillato. mic
Come avrai capito, la penso come te.
Per chi volesse saperne di più o vuole "dare un saluto" a Romano, vi aspettiamo tutti in distilleria a Neive il 31/10/2011 all'accensione del 67° fiammifero... A presto!!!
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